Alloggi Difesa, Ciavarelli: “il Cocer Marina rimane coerente (alla sua incoerenza)”

ciavarelli_mmSì a sfrattare i sine-titulo,  ma solo Sottufficiali. Roma, 29 nov – (di Antonello Ciavarelli) Negli ultimi tre anni di questo mandato della Rappresentanza Militare, tante sono le azioni contraddittorie della Sez. Co.Ce.R. Marina nel suo complesso e anche dei singoli delegati. Potremmo ricordare quanto inizialmente deliberato a sfavore del personale operativo in materia di F.E.S.I. (Fondo Efficienza),  passando dal triste epilogo della problematica dell’amianto ed altre circostanze, finendo alla manovra economica devastante dei giorni nostri, quando mentre tutti i Sindacati e i Co.Ce.R. protestavano, addirittura in conferenza stampa, tre delegati della Marina con comunicato stampa elogiavano l’operato della maggioranza. Anche nell’argomento attuale degli alloggi della Difesa,  la Sez. Marina del Co.Ce.R. a cui appartengo,  è rimasta “coerente nell’essere incoerente”.
In materia di alloggi, infatti, tante sono le delibere contrarie del Co.Ce.R. Marina sia alle bozze di regolamento che di decreto ministeriale. Particolarmente critica è stata una delibera avente per argomento: “Articolo 6, comma 21 – quarter, del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 – decreto ministeriale per la rideterminazione del canone degli alloggi di servizio militari occupati da utenti senza titolo”. Tale delibera è stata, dopo una dura discussione, condivisa anche dal Comparto Difesa. Inoltre la stessa Sezione Marina ha deliberato giorno 24 novembre u.s., stimolando il Comparto Difesa a riunire il gruppo di lavoro richiesto in precedenza. Sempre la Sez. Marina, ha chiesto al Suo Capo di Stato Maggiore l’autorizzazione ad approfondire, con dedicato gruppo di lavoro, la problematica al suo interno.
Durante l’incontro, dello scorso 17 novembre, avuto con il Sottosegretario alla difesa On. Corsetto, si era convenuti, infatti,  che il Co.Ce.R. Comparto Difesa doveva esprimersi in seguito ai risultati di un gruppo di lavoro Interforze che in quel contesto si autorizzava.

Giorno 25 novembre 2010 con un abile blitz da politico vissuto, il Presidente della Sezione Marina, mettendo in atto tutti i cavilli e i formalismi, ha inserito una sua proposta di delibera all’ordine del giorno, riuscendo a far ribaltare a maggioranza il parere espresso all’unanimità nelle delibere precedenti e senza considerare gli eventuali risultati dei gruppi di lavoro insistentemente richiesti. Il Co.Ce.R. Marina, quindi è repentinamente diventato favorevole al regolamento proposto dal Governo in materia di “canoni alloggiativi”.
Per esprimere il tutto in termini comprensibili, ma spero non banali, la rivalutazione dei canoni come proposta dalla bozza di regolamento avrà l’effetto di “cacciare” via i cosiddetti “sine – titulo” dagli alloggi. Fin qui qualcuno potrebbe pensare che è giusto. Ma ci sono sempre dei ma. Infatti la giustizia o in questo caso il “giustizialismo” verrà applicato solo ai Sottufficiali o verso coloro che hanno redditi bassi. I Generali, anche in pensione, se la matematica non è un’opinione, si potranno permettere di continuare ad usufruire degli stessi alloggi, perché sono comunque in grado di sostenere gli aumenti.
Guardando la storia degli ultimi due decenni, le ripercussioni saranno devastanti per tutto il contesto alloggiativo della difesa. Mi spiego. Come ho tante volte menzionato, con legge del 1993 si fece in modo che i cosiddetti “sine – titulo” pagassero l’equo canone affinché si attivasse il Fondo Casa (cioè un fondo che consentiva di avere mutui molto agevolati), affinché si pagassero le ristrutturazioni e si costruissero nuovi immobili. In sedici anni nulla è stato fatto e ci sono addirittura diverse migliaia di case vuote in Italia e per quanto a noi risulta ben 600 solo nella sede di Roma.

Di qui sono tante le domande che nascono.

Se l’intento della Difesa è quello di aiutare l’aspetto sociale dei militari, perché invece di “cacciare i Sottufficiali” dalle case, non si provvede a ristrutturare quelle vuote con i proventi dell’equo canone?  È legittimo avere dei dubbi sulle rassicurazioni date dal Sottosegretario, se da 16 anni non si vedono i fatti?  Come è possibile che ci siano delegati che pensino che, facendo uscire dagli alloggi i “sine-titulo Sottufficiali”, possano entrare i Caporali o altri che hanno bisogno, senza esserci una azione parallela? Se l’attività politica, in questo campo, delle Forze Armate era veramente sociale, perché non si è agito negli ultimi 16 anni? I vertici, nei quali ho la massima fiducia per le loro capacità, perché non si sono fatti comprendere dai vari Governi che nel frattempo si sono succeduti? Con gli oltre circa 150 milioni di euro (a tanto potrebbe ammontare la somma dei canoni), non si sarebbero potute ristrutturare le migliaia di case vuote e costruire di nuove e attivare il Fondo Casa che avrebbe aiutato tutti? A queste domande non ho mai trovato risposte concrete e fattive.

Inoltre, come ho già scritto, fra le varie mozioni che sono state presentate in Parlamento vi è quella dell’On. DI BIAGIO e altri. Testualmente riporta la citazione di una parte del verbale di un gruppo di lavoro effettuato presso lo Stato Maggiore della Difesa,  che tra l’altro dice: “…il canone elevato che si viene a determinare risulta sicuramente antieconomico/insostenibile rispetto ad altra sistemazione abitativa (anche in zone periferiche) tratta da libero mercato….” . Da questa lettura si percepisce che l’azione dell’aumento dei canoni rimane fine a se stessa. Quindi, quei colleghi desiderosi e bisognosi di alloggi rimarrebbero comunque fuori anche se le case venissero liberate.
La sensazione di sconforto, però, in questo lavoro di delegato Co.Ce.R. viene soprattutto dall’interno del Consiglio. Mi risulta così banale che possa essere chiuso il discorso del patrimonio immobiliare della Difesa, chiedendo solo di cacciare via chi non è capace di pagare elevati affitti (i Sottufficiali). Così  non ci si rende conto che verrà anche meno chi paga quei soldi, che da sedici anni sarebbero dovuti servire per aiutare tutti.
Nonostante da anni, lavori con gli stessi colleghi delegati, e con i Vertici, nella cui onestà intellettuale credo, mi dispiace, quando in contesti così importanti non vengano condivisi i sentimenti sociali, umani e le opportunità economiche che potrebbero esserci per tutto il personale (e non per pochi privilegiati).

Ma la speranza è l’ultima a morire.

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