Il Sergente Maggiore Roberto Valente
hanno espresso vicinanza e solidarietà. Poi un desiderio: ''spero che il Comune di Napoli vorrà ricordare il sacrificio di Roberto intitolandogli una strada. Sono fiera di lui''. La speranza di Ferdinando Buono invece è quella di dire addio per sempre alle missioni all'estero per stare vicino alla famiglia e per dimenticare quelle immagini terribili dell'attentato che ancora oggi lo tormentano di giorno e gli tolgono il sonno la notte. In dodici anni di carriera militare nella brigata paracadutisti è partito per nove missioni nelle principali aree di crisi dove è stato impiegato l'esercito italiano e il 3 agosto scorso è uscito illeso in un altro attentato ad Herat, nell'ovest dell'Afghanistan, dove morirono 12 civili, compresi una donna e un bambino. Dimenticare tutto quell'orrore, ma ricordare sempre il sacrificio dei colleghi e in particolare quello dell'amico Roberto. Il caporalmaggiore Buono pronuncia le sue semplici parole dall'altare della chiesa e quando finisce si avvia di nuovo al fianco della moglie Anna visibilmente emozionato. I presenti lo sostengono con un lungo applauso e anche i militari del picchetto d'onore, ordinatamente in fila sul fondo della navata, faticano a nascondere la commozione. Da quel 17 settembre Ferdinando porta delle ferite profonde nell'animo, la perdita quasi completa dell'udito e un dito in meno alla mano sinistra, l'anulare, quello della fede matrimoniale.