L'attenzione di questa mattina è stata concentrata proprio sui sei Predator in dotazione al 32° stormo che utilizzò gli aerei senza pilota la prima volta nel 2005 in Iraq. Attualmente i velivoli sono utilizzati sul teatro afghano anche se controllati e teleguidati, grazie a sofisticati sistemi elettronici, dalla base di Amendola, ma potrebbero essere l'arma in più della Nato per individuare i movimenti delle truppe di Gheddafi. Sarebbe infatti allo studio il possibile utilizzo proprio dei Predator dell'Aeronautica militare per l'operazione Unified Protector in Libia, dopo le prove di fattibilità che hanno dato esito positivo. Una delle ipotesi e che siano a "pilotarli" i militari del 32° stormo di Amendola.
Nelle versioni A+ e B, il Predator potrebbe quindi rispondere all'esigenza di incrementare le missioni di ricognizione sulla Libia. Nella versione "B", più grande e in grado di volare a quote più alte rispetto al Predator "A+", gli aerei senza pilota italiani potrebbero anche non limitarsi alle ricognizioni aeree ma avrebbero la possibilità di essere dotati di armamenti di precisione. L'Italia dispone attualmente di 2 Predator B, che diventeranno sei entro il 2012. (AGI)
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