Uranio: militare, io vittima di un tumore e della burocrazia

Uranio-radioactiveNegato l’indennizzo per un linfoma dopo aver lavorato in poligoni e depositi. Napoli, 12 dic – Si ritiene vittima dell’uranio e della burocrazia il caporal maggiore dei paracadutisti Giuseppe Tripoli, afflitto da un linfoma di Hodgkin che, sostiene, ”è frutto del lavoro prestato nei poligoni di tiro dislocati sul territorio nazionale e nelle basi di stoccaggio munizionamento”. Un tumore manifestatosi nel 2000, quando il caporale era in servizio.

Tripoli, siciliano di Mazara del Vallo, dov’è nato 32 anni fa, per tre volte si è visto rifiutare un risarcimento a cui è sicuro di avere diritto: ”Ho lavorato in zone a rischio, – dice il militare – come il poligono del Serchio, nella zona di Camp Derby, nei pressi di Livorno, senza misure di sicurezza e antinfortunistiche, svolgendo anche compiti di pulizia e detersione di mezzi tornati da zone operative”. ”Carri armati e veicoli blindati usati in scenari operativi sui quali si sono accumulate particelle di metalli pesanti e, con ogni probabilità, anche di uranio impoverito”. I vertici del Ministero della Difesa hanno sempre negato che la bonifica dei mezzi militari provenienti dai conflitti avvenisse in Patria. Ma su questo Tripoli evidentemente dissente.

Il Comitato di Verifica per le cause di servizio, organismo deputato ad accertare la riconducibilità delle patologie al lavoro militare, dipende dal Ministero dell’Economia e non è costituita da rappresentanti delle Forze Armate. Decide in autonomia rispetto al Ministero della Difesa a cui è deputato il compito di redigere le pratiche e di ratificarne le valutazioni. ”Ho chiesto aiuto – spiega il caporal maggiore – ma sono stato ignorato, non mi sono stati concessi i risarcimenti dovuti. Inoltre non mi è stata data alcuna spiegazione sul perchè non siano state adottate misure di protezione quanto ero in servizio”. Il suo linfoma ora è in una fase di quiescenza ma i problemi ci sono e continuano ad affliggerlo, soprattutto a causa delle difese immunitarie ridotte al minimo dalle pesanti cure.

Lo scorso novembre il Comitato di Verifica ha aperto nuovamente il caso, chiedendo un supplemento d’istruttoria che confermi i fatti denunciati da Tripoli: ”tutto già dimostrato e attestato dai miei diretti comandanti”, sostiene. Il vertice del ministero della Difesa, in una recente audizione, ha negato che le Forze Armate siano in possesso o abbiano usato quei tipi di munizionamento. ”Il Comitato di Verifica – dice Falco Accame, presidente di Anavafaf, un’associazione nazionale per l’assistenza alle vittime arruolate nelle Forze Armate e per le famiglie dei caduti – adotta le sue decisioni usando criteri deterministici e non probabilistici. Ma i tumori non sono equiparabili ai colpi di fucile o alle bombe; sono più subdoli e colpiscono a distanza di anni. A differenza dei proiettili uccidono lentamente. E questo non significa che non ci siano responsabilità”.(ANSA)

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