Pesaro: 25 soldatesse seguono un corso per interazione con le donne afghane

Female-Engagement-TeamRoma, 5 feb – L’obiettivo è vincere la diffidenza delle donne afghane, entrando nella loro cultura e ascoltando le loro ragioni. Con una vicinanza umana ma anche con una preparazione specializzata a individuare e risolvere i problemi pratici di persone che spesso sono vittime di abusi e si trovano in difficoltà sul versante dei diritti come del sostentamento ai figli. A Pesaro, presso il 28° reggimento “Pavia” dell’Esercito, si sta svolgendo il corso “Female Engagement Team”, della durata di 18 giorni e riservato al personale femminile dell’esercito, appositamente selezionato per l’impiego nell’interazione con le donne afghane. ”Il corso – spiega all’Adnkronos il colonnello Marco Stoccuto, comandante 28° reggimento “Pavia” di Pesaro – mira a formare 25 militari donne, scelte tra 80 candidati. E’ articolato in moduli full-time dedicati a specifiche aree tematiche (prospettiva di genere, comunicazione cross-culturale e interculturale, l’Islam e le donne, l’approccio con le vittime di abusi), e si avvale di uno staff di docenti tra i quali il giornalista del Tg2 Fabio Chiucconi, Suor Paola e il professor Marco Lombardi”. ”Il nostro scopo – rimarca Stoccuto – è trovare nuove modalità per allargare il consenso presso la popolazione locale. Perciò, valutando la rilevanza della componente femminile nel “teatro operativo” afghano e la sua capacità di influenzare l’ambiente familiare, si è pensato di impiegare le donne militari italiane per contribuire a costruire relazioni e interazioni con le donne afghane, guadagnando la loro fiducia”.

”Il comandante dell’assetto operativo nella specifica area – spiega ancora il comandante 28° reggimento “Pavia” – potrà quindi avvalersi di questo specifico personale per approcciare aree particolari dove la componente maschile non può avere accesso, come gli ospedali pediatrici o le aree dove c’è una forte componente femminile. Il personale qualificato spiega i motivi della missione italiana in Afghanistan, ma porta avanti anche anche programmi di legalità e democrazia, facendo leva sull’aspetto materno delle donne afghane e sulle politiche per la famiglia”. Le 25 donne militari, che parlano italiano e inglese, ma per il loro lavoro si avvalgono di interpreti locali, ”per abbattere i muri della diffidenza impiegano anche tecniche di comunicazione posturale. Ad esempio siedono alla maniera afghana, mangiano insieme alle donne locali, condividono i loro spazi e abitudini”. ”Soprattutto – fa notare Stoccuto – il nostro personale fa comprendere alle donne afghane l’importanza dell’educazione e della cura sanitaria per i loro figli, operando in sinergia con la componente civile e militare”. In Afghanistan, conclude Stoccuto, ”non basta il sorriso. Serve preparazione vera per approcciarsi ai problemi delle donne. Questo corso è una parte delle nostre risposte”. (Adnkronos)

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