L’ultima offesa al paracadutista ucciso in caserma. Niente risarcimento ai familiari

scieriLa morte del parà: dopo undici anni, nessun colpevole. Roma, 17 ago – (di Giuseppe Lo Bianco) – “La verità la procura militare non l’ha voluta trovare, l’atteggiamento omertoso dell’esercito ha inoltre indotto la certezza dell’impunità ai commilitoni che sanno. Per questo io penso che a essere coinvolti in quell’episodio di nonnismo mortale non sono solo semplici soldati. E oggi non ci sentiamo più di credere in questo Stato, la morte di Lele è destinata ad arricchire l’elenco dei misteri italiani”. Corrado Scieri è ormai un uomo rassegnato. Anche l’ultimo processo, avviato in sede civile davanti al Tribunale di Catania sulla vicenda di suo figlio Emanuele, il giovane parà siracusano, morto il 13 agosto 1999 in circostanze mai chiarite nella caserma “Gamerra” di Pisa dove doveva svolgere il servizio di leva, si è concluso dopo quattro anni con un nulla di fatto.

Figlio di un intendente di Finanza e di un’insegnante di Lettere alle scuole medie, Emanuele aveva 26 anni quando nell’estate del 1999, appena laureato in Giurisprudenza, arrivò a Pisa nella caserma dei paracadutisti. Il suo cadavere fu trovato il 16 agosto da due parà, ma lo stato avanzato di decomposizione fece risalire il decesso al 13 agosto, probabilmente durante la notte. Nelle scorse settimane il giudice ha respinto l’istanza di risarcimento danni avanzata dalla famiglia nei confronti del Ministero della Difesa e dei vertici della caserma e degli ufficiali in servizio quella notte. “Due medici legali non sono stati in grado di stabilire l’ora della morte – dice il padre – per questo il giudice ha negato il risarcimento. In ipotesi, anche se fossero intervenuti subito, avrebbero potuto trovare Emanuele già morto. E per questo non ci sono responsabili”. A distanza di undici anni, dunque, dopo che tutti i processi celebrati in sede militare, penale e civile si sono chiusi con un nulla di fatto, la porta della speranza è ormai quasi sbarrata. “Quasi – dice Corrado Scieri – perché stiamo valutando se fare opposizione alla sentenza. Con poche illusioni e un ultimo, accorato, appello: chi sa la verità, parli’’. Se i responsabili restano nell’ombra, per il padre la dinamica di quella notte è chiara. ‘’Emanuele era arrivato a Pisa quello stesso giorno, dopo cena era rientrato in caserma per presentarsi al contrappello – dice Corrado Scieri – invece l’hanno probabilmente indotto a gettarsi da quella torretta di lancio, alle cui spalle hanno poi trovato il corpo, dopo tre giorni’’.

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I funerali del paracadutista Emanuele Scieri

L’ultimo a vederlo vivo fu un commilitone, Stefano Liberti: “Disse che Emanuele si era allontanato per fare una telefonata – aggiunge Domenico Trapanese, presidente dell’associazione Giustizia per Lele – ma dai tabulati non emerse alcuna telefonata’’. E lo stesso Liberti fu sul punto di crollare, davanti al pm: “Nel decreto di archiviazione c’è scritto che lui è depositario della verità – sostiene il padre – me lo disse anche il procuratore militare che stava per parlare. Ma i vertici militari posero un veto alla ricerca della verità. E nessuno lo indagò né incriminò mai per reticenza o falsa testimonianza’’. Nel decreto gli stessi giudici ammisero le difficoltà di indagini condotte ‘’in un posto non permeabile all’attività di polizia giudiziaria’’ e non riuscirono neanche a qualificare il fatto, lasciando aperta ogni ipotesi (omicidio, suicidio, o incidente). Ma sull’episodio di nonnismo esistono ormai pochi dubbi. “Uno dei componenti della commissione insediata dall’Esercito per indagare sul nonnismo nelle caserme – dice Corrado Scieri – il sociologo Fabrizio Battistelli, citò il caso di Emanuele nel suo studio sul fenomeno’’.

Oggi la naja è cambiata, l’obbligo del servizio di leva è stato sospeso e anche le donne vestono la divisa; e in seguito alla morte del parà siracusano, ultimo morto di nonnismo in una caserma, il fenomeno si è attenuato. La stessa “Gamerra” di Pisa è stata qualche mese fa aperta alle scuole e una circolare entrata in vigore subito dopo la sua scomparsa impone di cercare immediatamente in caserma i militari che non si presentano al contrappello. Proprio ieri Siracusa gli ha dedicato una strada. Scoprendo la lapide commemorativa, l’assessore alle Politiche culturali, Sandro Speranza, ha detto: “Oggi ricordiamo un siracusano, Emanuele Scieri, vittima innocente rimasta senza giustizia, ma ricordiamo anche l’infamia e l’omertà che l’hanno ucciso una seconda volta’’. (Il Fatto Quotidiano) ico_commenti Commenta

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