L’addio dell’Italia ai para’ morti in Afghanistan e il piccolo Simone commuove l’Italia

simoneRoma, 21 set – Alle 11 di questa mattina si terranno i funerali di Stato dei sei para’ della Folgore as­sassinati a Kabul. “Restera’ nella memoria degli italiani – scrive LA STAMPA -, la mano del Presidente della Repubblica che si ferma sulle bare, per sei interminabili carezze, accompagnate da un misurato cenno del capo, il volto contratto dal dolore e dall’emozione. Ma anche il bimbo con il basco amaranto del papa’ in testa, tenuto in braccio dalla sua mamma, a sua volta sorretta da una soldatessa-psicologa. E il picchetto d’onore, di paracadutisti arrivati da Siena e da Pisa, che non riesce a trattenere le lacrime. E il corteo dei sei carri funebri in un silenzio irreale, mentre sullo sfondo s’intravede un pullman carico di vacanzieri appena scesi da un aereo low-cost. Aeroporto di Ciampino, ore 9,30. Di qua, nell’area militare, il dolore. Di la’, nell’area civile, la vita che scorre. È cominciata la prima giornata romana per le sei salme dei soldati caduti a Kabul. Come da programma, il C130 militare atterra al momento annunciato. Le telecamere lo inquadrano mentre sbuca dalle nuvole. Quante polemiche inutili su questo viaggio: basterebbe sapere che un aereo del genere non puo’ fare un balzo unico dall’Afghanistan all’Italia, occorrono almeno due scali tecnici, due carichi di carburante. Sulla pista ci sono tanti ufficiali, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, i due presidenti Schifani e Fini, il ministro Ignazio La Russa, Gianni Letta, il ministro Calderoli, diversi sottosegretari. Ci sono le famiglie in lutto che in una saletta hanno appena incontrato le autorita’ dello Stato e hanno ricevuto parole di incoraggiamento. C’e’ l’onorevole Gianfranco Paglia, Pdl, che e’ un ex ufficiale della Folgore, costretto sulla sedia a rotelle dopo essere rimasto ferito in combattimento a Mogadiscio: e’ commosso piu’ di tutti. Dall’aereo scende per primo il cappellano militare. Ha benedetto le salme alla partenza, le ha accompagnate lungo tutto il volo. Salgono otto paracadutisti per ogni bara e scendono portando i feretri a spalla. Sono coperti dal tricolore. Il rituale prevede gli onori delle armi e squilli di tromba. Napolitano rende loro onore. Poi si va ai carri funebri. Ma a

ciampino

I feretri dei sei parà scendono dal C-130

quel punto, dal gruppo dei famigliari, parte spontaneo un applauso. Salutano cosi’ i loro cari. E si sente forte, anche da lontano, quel piccolo battimani perche’ tutt’attorno e’ silenzio. Il resto e’ un triste copione. Autopsia presso l’istituto di medicina legale, come vuole la legge. Trasferimento delle salme nella cappella dell’ospedale militare del Celio. Un breve saluto privato da parte delle famiglie che nell’intimita’ possono piangere finalmente i loro cari. Apertura della camera ardente alle 16. Fuori c’e’ gia’ la folla. Tanti i tricolori. Arrivano alla spicciolata alcuni politici. C’e’ il sindaco Gianni Alemanno, che ha chiesto ai romani di esporre il tricolore dai balconi. C’e’ il senatore Mauro Del Vecchio, che e’ un ex generale ed arriva per primo. Ci si prepara ai funerali di Stato, che si terranno oggi nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Ci saranno tutte le autorita’ dello Stato. Anche Umberto Bossi, che e’ stato al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sul ‘tutti a casa entro Natale’. Un segnale importante di vicinanza alle forze armate, ma soprattutto di coesione interna al governo. E d’altra parte il ministro Ignazio La Russa ieri sottolineava che il prossimo decreto di rifinanziamento delle missioni sara’ votato anche dalla Lega: ‘Non si impuntera’ perche’ tutto si puo’ immaginare tranne il fatto che noi non dotiamo i nostri soldati delle migliori condizioni per poter compiere il loro lavoro'”.

Il piccolo Simone commuove l’Italia

ciampino2

Simone, il figlio del Sergente maggiore Roberto Valente

“Roberto se l’era fatto promettere, e Stefania lo ha rivelato solo dopo il dramma. ‘Se torno in una bara, amore mio – aveva mormorato Roberto un po’ scherzando, un po’ no – voglio che ad accogliermi ci siate solo tu e Simone. ‘Voglio solo te e Simone, prima di ogni altra autorita’. Voglio che siate i primi a salutarmi quando scendero’ dall’aereo’. Una consegna che Stefania Giannattasio, la moglie del sergente maggiore Roberto Valente, il 37enne di Napoli ucciso con gli altri cinque compagni a Kabul, non ha potuto rispettare. Il rito dell’accoglienza, ovviamente – scrive Conchita Sannino su REPUBBLICA -, non prevedeva soluzioni differenziate. Quindi prima lo Stato, gli onori, le autorita’, poi l’abbraccio dei suoi piu’ cari affetti. In compenso il loro piccolo Simone, due anni soltanto, restera’ il simbolo di questa tragedia. Sua madre lo ha portato fin li’ per il desiderio del padre, ma anche su suggerimento degli psicologi: la sua presenza dava forza alla giovane vedova ed esaudiva l’ultimo desiderio del padre. ‘Il dolore, la pena, non si possono spiegare – ha mormorato la donna ieri sera agli amici rimasti a Napoli – All’aeroporto di Ciampino ho stretto sempre Simone al petto, e tutto quello che ho potuto fare e’ stato stendere la mia mano verso il feretro, tenderla piu’ che potevo e fare finta di accarezzarlo’. ‘Ho provato il dispiacere di non poter superare gli inevitabili schieramenti, le formalita’ anche giuste, i picchetti d’onore, e di non poter esaudire il desiderio di Roberto. Ma devo ringraziare il calore che ho sentito, e l’esercito per l’assistenza psicologica e l’aiuto morale, ci sono vicini’. Alle 9,30 sulla pista scende cio’ che resta dei sei militari italiani. Il secondo e’ Roberto. ‘Non ho potuto fare altro che chiamarlo a voce bassa, stendere la mano sinistra, dire a mio figlio, “saluta papa’, lui sta dormendo ora, saluta”. Per questo

ciampino1

Il Presidente Giorgio Napolitano rende omaggio alle salme

Simone ha teso il braccino, col dito ha indicato la bara, dicendo papa’. Lo avevo preparato, raccontando che suo padre ormai riposava, lo avremmo accarezzato al di fuori di quel legno che lo proteggera’ per sempre. So che il gesto di Simone ha commosso tutti, alla fine anche il presidente della Repubblica e’ venuto accanto a noi e ci ha detto parole di conforto, accarezzando il nostro bambino’. Chi le e’ vicino in questi momenti, come Marco Sergio, racconta che Stefania ha superato, solo con l’aiuto degli psicologi, crisi durissime. La mattina che seppe dell’attentato a Kabul, e il suo Roberto era partito solo la sera precedente, la moglie telefono’ subito in Afghanistan. Racconta sempre Marco, l’amico piu’ vicino alla coppia, l’avvocato che in queste ore e’ il “ponte” tra la tragedia familiare e il mondo di fuori. ‘Stefania ed io lavoriamo insieme. Quella mattina, da Kabul, gli ufficiali dell’esercito la rassicurarono, come da protocollo: “Stia tranquilla, sa che al telefono non diamo nominativi”. Due minuti dopo, arrivo’ in ufficio la telefonata che le fece gelare il sangue e capire. Era sua suocera, la voce innaturale. “Stefania vieni qui a casa, ci sono dei militari”‘. Il mondo era gia’ a pezzi. Lei, cosi’ alta, si nascose letteralmente sotto la scrivania. ‘No, io non esco, non accetto niente’. Un’altra persona rispetto alla donna sgomenta e ferita, ma piu’ forte, che ieri teneva su in alto entrambe le braccia. Una per stringere Simone, l’altra per farsi vedere subito – ‘prima delle autorita” – dal suo Roberto”.

Giornata di lutto nazionale

Ieri in diecimila alla camera ardente al Celio

Oggi è giorno di lutto nazionale, bandiere a mezz’asta, serrande abbassate, luci spente. Il Comune ha disposto la distribuzione di 2500 bandiere tricolore che accompagneranno le bare dal Celio alla Basilica di San Paolo fuori le mura, dove alle 11 saranno celebrati i funerali solenni presieduti dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. Ieri sono state oltre 10mila le persone che hanno visitato la camera ardente allestita all’ospedale militare del Celio per i sei militari uccisi in Afghanistan. Una folla di persone punteggiata da bandiere tricolori e ombrelli aperti per la pioggia ha atteso di fronte all’ospedale l’apertura della camera ardente dei sei militari uccisi in Afghanistan. Intorno alle 16 hanno iniziato a entrare per salutare i sei parà. Una lunga fila continua fino a tarda sera, fino alla fine, di cittadini venuti per dare un ultimo saluto, molti portano una bandiera tricolore, altri dei fiori. Tutti nella commossa convinzione che il loro gesto sia il minimo da fare per chi è morto così lontano. Alle esequie solenni forse oggi ci saranno anche i quattro militari rimasti feriti nell’attacco: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono. Sono arrivati all’1.32 di sabato notte all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, con un volo dell’Alitalia da Abu Dhabi-Larnaca. E sono stati trasportati all’ospedale militare del Celio, a Roma. Tutti hanno un disturbo di stress post traumatico ma loro condizioni sono sostanzialmente buone. Intanto sulla dinamica dell’attentato a Kabul, il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, ammette che “c’è stato uno scontro a fuoco” subito dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso sei soldati italiani e una decina di civili afgani. Da un’informativa redatta dagli investigatori che indagano sulla strage a Kabul sembra infatti che i quattro militari italiani sopravvissuti all’attentato abbiano risposto al fuoco piombato sulle loro teste subito dopo l’esplosione. Ma se gli italiani in Afghanistan subiscono ormai un attacco al giorno dai talebani, come ha rivelato il comandante della Folgore e responsabile del Regional Command West Herat, Rosario Castellano, nonostante il tragico attentato di Kabul “la situazione sul terreno per i militari italiani non cambia”, ha precisato il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. E anzi servono più ruppe per il controllo del territorio e ce ne saranno, ma “questo non vuol dire che il maggior apporto debba essere italiano”, ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio la Russa che pure in un intervista ha voluto sottolineare: “Lo dico con chiarezza, i nostri soldati non sono in Afghanistan solo per aiutare a ricostruire il paese. Sono lì per usare la forza giusta e combattere il terrorismo”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.