La morte di due genieri guastatori in Afghanistan. Non inclusi tra le “vittime del dovere”

afghanistan-italianiLe mogli dei caduti non saranno considerate “vedove di guerra”. Roma, 20 lug – “La morte degli sminatori Mauro Gigli e Pier Davide De Cillis è stata ricordata giustamente con telegrammi di cordoglio da parte di tutte le autorità e di commiserazione, ma non basta la commiserazione per quanto è accaduto, occorre, almeno per quanto possibile, prendere provvedimenti per rendere meno gravose le condizioni dei parenti delle vittime e per modificare le normative esistenti in merito”. Lo afferma in una nota Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa e Presidente della’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti.

“Infatti – continua Accame – l’attività dello sminatore/guastatore è certamente una delle più a rischio che possono essere svolte in ambito militare. Ma non è inclusa nell’elenco delle attività (vedi Legge 466/80 e seguenti) che riconoscono un particolare trattamento risarcitorio per la categoria delle “vittime del dovere”. Infatti le attività che permettono di includere un militare in questa categoria sono quelle: della vigilanza infrastrutture, del soccorso, della anti-criminalità, della tutela della pubblica incolumità, dell’ordine pubblico, ma manca completamente l’attività di sminamento (bonifica campi minati). Questa attività va dunque sicuramente aggiunta nell’elenco che consente l’accesso alla categoria ‘vittime del dovere’.”

“Altra esigenza per migliorare le condizioni dei familiari delle vittime è quella di considerare le operazioni di guerriglia come operazioni di guerra. In tal modo, ad esempio, la vedova di un deceduto può essere considerata nella condizione di “vedova di guerra”. Purtroppo le missioni definite come “missioni di pace” in cui vige il Codice Militare di Pace escludono la possibilità di parificare il trattamento delle vittime a quello delle “vittime di guerra”. Occorre per questo apportare modifiche al Codice dell’Ordinamento Militare, recentemente emanato (D.L. del15 marzo 2010). Occorre infine – conclude Accame – modificare l’entità della ‘speciale elargizione’, di cui alla Legge 308/81, che riporta come cifra di tale risarcimento 50 milioni di vecchie lire, pari ad euro 25.882,84 centesimi. Dopo 29 anni per via del mancato adeguatamente alla perdita di valore della moneta, la cifra è rimasta ancora tale! Solo mediante una ‘leggina speciale’, per i parenti delle vittime dei caduti a Nassiriya, la cifra venne portata ad euro 200.000”. ico_commenti Commenta

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