Iraq: secondo Wikileaks il Sergente italiano Marracino fu vittima del fuoco amico

sergente-marracinoRoma, 25 ott – Salvatore Marracino, il militare italiano morto nel corso di una esercitazione il 15 marzo 2005 in Iraq, “è stato colpito accidentalmente”, si legge nella documentazione pubblicata da Wikileaks. Secondo l’ipotesi più accreditata all’epoca, invece, il 28enne di San Severo (Foggia) si sparò alla fronte con la sua stessa arma, che si era inceppata poco prima.

In un rapporto americano datato il 15 marzo 2005, classificato segreto e pubblicato da Wikileaks con diversi omissis, si legge che “alle ore 13, un (militare italiano) stava prendendo parte a un’esercitazione di tiro a Nassiriya. E’ stato accidentalmente colpito (alla testa). E’ stato trasferito all’ospedale in Camp (Mittica) e classificato come incidente. E’ stato trasferito all’Ospedale navale di (Kuwait City). E’ morto alle 16.45 circa”, ora locale. La notizia della morte a Nassiriya del sergente Marracino arrivò nell’Aula della Camera proprio mentre si stava per votare il rifinanziamento della missione italiana in Iraq. A informare il Parlamento fu il vicepremier Marco Follini spiegando che Marracino, “durante un’attività regolarmente programmata di tiro con le armi portatili, nel tentativo di risolvere un inceppamento della propria arma, è stato raggiunto da un colpo alla testa”. Nel tempo la ricostruzione è apparsa sempre più sfocata: non si è più parlato esplicitamente di un colpo esploso dall’arma impugnata dallo stesso Marracino. Durante i funerali, la madre del ragazzo lanciò un appello ai commilitoni del figlio perchè la aiutassero a “fare chiarezza” su quanto accaduto.

Salvatore Domenico Marracino era arrivato in Iraq il 25 febbraio 2005; si era arruolato volontario nell’Esercito il 14 ottobre 1997 poco dopo aver conseguito il diploma di maturità. Aveva sempre avuto una particolare predilezione per l’Esercito ed entrò nel 185° Rao, il Reggimento acquisizione obiettivi della Brigata Folgore. Agli amici diceva di essere orgoglioso di poter servire la patria. Marracino, un giovane sportivo ed atletico, aveva superato prove impegnative per entrare a far parte di questa cerchia ristretta di militari. Specialisti nelle tecniche di “infiltrazione ed esfiltrazione”, in grado di muoversi in area operativa “fino a 8-10 giorni senza rifornimenti”, capaci di “sottrarsi alla cattura, evadere e fuggire da un’area controllata dal nemico”, ed anche di sopportare interrogatori “pressanti”. Quella in Iraq non era la prima missione all’estero; ne aveva già fatte altre, l’ultima delle quali in Afghanistan.

sergente-marracino1A Nassiriya il sergente Marracino era arrivato da venti giorni, esattamente dal 25 febbraio. Era il vice comandante di un distaccamento acquisizione obiettivi del Rao, che aveva come compiti soprattutto ricognizioni a scopo informativo a medio e lungo raggio e di sorveglianza dell’area di responsabilità del contingente italiano. A San Severo viveva con i genitori (il padre falegname, la madre casalinga) e due fratelli. “Siamo orgogliosi di nostro figlio e non rimpiangiamo minimamente la scelta di vita che ha fatto, la sua decisione di onorare la Patria arruolandosi nell’Esercito e svolgendo diverse missioni di pace all’estero” commentò il padre, Antonio. La madre, Maria Luigia Grosso, invitò invece nel corso del funerale le autorità “a fare chiarezza” spiegando, però, che con quell’invito non intendeva “adombrare dubbi”. ”Desidero riscattare con la verità – spiegò – tutti i sacrifici del mio ragazzo”. Chiese, pertanto, di poter incontrare i commilitoni di Salvatore affinchè potessero aiutarla “a trovare la verità”.

Adesso la madre non vuole più sapere come è morto suo figlio. “Per me e per la mia famiglia sarebbe solo un rinnovare un forte, fortissimo dolore”. “Il cuore di mamma – ha aggiunto la madre del militare – mi diceva che la storia dell’incidente che ci fu raccontata non era vera. Ma ora non ha più importanza. Anche perchè ormai non cambierà nulla e Salvatore non potrà comunque tornare”.

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