GENERALE MINI: “KABUL RISCHIA LA GUERRA CIVILE. I GRANDI IMPOTENTI”

generale_mini(di Umberto De Giovannangeli) – “Il sanguinoso raid aereo Nato è la riprova non solo del nervosismo ma anche dell’impotenza delle forze internazionali che operano in Afghanistan”. A sostenerlo è il generale Fabio Mini, già Capo di Stato maggiore de lComando Nato delle forze alleate  Sud Europa e al vertice della Kfor in Kosovo. In questo scenario, sottolinea Mini, “dopo le elezioni sia che venga riconfermato presidente Karzai sia se subentrerà il suo rivale, l’Afghanistan o cambia indirizzo o si avvierà inesorabilmente verso una guerra civile”.

Generale Mini, un nuovo raid aereo Nato ha insanguinato l’Afghanistan.
“Penso che questo tragico episodio segnali drammaticamente l’atmosfera di nervosismo che domina tra le forze militari, sia Nato che americane…”.

Da cosa nasce questo nervosismo?
“Dal senso di impotenza che le forze militari provano ogni giorno, sia perché gli attacchi dei talebani e non talebani sono sempre più frequenti, sia perché le reazioni non riescono più a differenziare combattenti enon combattenti. Si può essere sicuri che tra le  decine di vittime del raid aereo, c’erano certamente dei banditi, ma è altrettanto certo che c’era della povera gente che voleva prendere un po’ di benzina…”.

Colpa di chi ha condotto il raid?
“Niente affatto. La responsabilità di differenziare non deve essere affidata al pilota che riceve l’ordine di andare a bombardare: quello da dieci chilometri di quota non ce la fa a vedere se coloro che sono attorno alle cisterne sono dei poveracci o dei banditi. La differenziazione la devono operare le autorità che inviano gli aerei a bombardare. E qui subentra il nervosismo, perché un’azione di quel genere poteva essere preceduta da ricognizioni, da accertamenti – sia visivi che elettronici – e da una serie
di precauzioni che con una ragionevole calma potevano e dovevano essere assunte. Il fatto che sia stato dato l’ordine di  bombardare un obiettivo che dopo si riconosce essere costituito anche da civili, è la prova di un crescente e inquietante nervosismo ma anche dell’impotenza. Questi episodi sono ancora più pericolosi per la presenza dei contingenti militari, così come sono dannosi per la stabilizzazione dell’Afghanistan”.

Il tutto mentre è ancora in corso lo spoglio deli voti per sancire chi sarà il nuovo presidente dell’Afghanistan. Quale scenario si troverà di fronte?
“Se il nuovo presidente sarà quello vecchio (Karzai), bisognerà che assuma una posizione di contrasto nei confronti delle presenze militari straniere se vuole dimostrare un cambiamento. Se invece il presidente cambia, oppure cambia la coalizione che lo sostiene, l’indirizzo politico afghano sarà rivolto più al coinvolgimento delle fazioni interne che non all’ossequio delle forze straniere. In entrambi i casi, dopo le elezioni l’Afghanistan o cambia indirizzo o si avvierà verso una guerra civile”.

In questo scenario quale ruolo, a suo avviso, dovrebbe svolgere l’Italia?
“L’Italia non può stare a guardare. Prima di pensare a rafforzare la nostra presenza sul campo con 100 o più uomini o qualche carro armato in più, deve pensare seriamente a farsi promotrice di una iniziativa politica che avvii l’Afghanistan verso la stabilizzazione tramite l’equilibrio interno e non la divisione. Pensare di poter giocare sulle divisioni è un calcolo sbagliato, una illusione pericolosa”. (Unita.it)

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