Forze armate, Folgore: domani si commemora la tragedia della Meloria

meloriafotox400Roma, 8 nov – Il 9 novembre 1971, al largo delle secche della Meloria, antistanti la costa di Livorno, ove si erge un’antica torre atta a segnalare ai naviganti la pericolosità di quel tratto di mare, quarantasei militari in forza al II° Battaglione Paracadutisti Tarquinia, VI Compagnia Grifi e 6 membri di equipaggio inglesi precipitarono in mare con il C-130 Hercules della Royal Air Force sul quale erano imbarcati per una esercitazione.

La loro destinazione era Villacidro in Sardegna dove, nell’ambito dell’esercitazione militare NATO denominata “Cold Stream”, si sarebbe dovuto svolgere un lancio tattico di massa che avrebbe visto complessivamente impegnati ben quattrocentosei paracadutisti italiani, con paracadute inglesi ed imbarcati su dieci aeromobili. Un’esercitazione da sogno, in una zona lancio mai vista prima, con sorvolo di mari e monti, un’occasione da non perdere: occorreva darsi da fare per andare, per trovare un posticino anche all’ultimo minuto, con immaginabile mugugno degli esclusi e felicità dei prescelti.
Come tutti i prescelti, anche i quarantasei uomini della VI Grifi, destinati all’imbarco su “GASSO 4”, furono felici tanto da passare la breve notte insonne, nella frenetica attesa di assaporare il domani; e così, recandosi in aeroporto a buio pesto, a bordo degli autocarri incolonnati ed a fari accesi, fumarono, cantarono e scherzarono come tutti gli altri.

meloria.telegrafoMa, dopo circa dieci minuti dal decollo avvenuto alle ore 5,40 dall’aeroporto di Pisa, la torre di controllo registrò il silenzio radio di “GESSO 4”.

Nessuno di loro, imbarcandosi su quell’aeromobile, avrà immaginato l’appuntamento con la morte; nessuno di loro avrà fatto in tempo a realizzare quanto stava avvenendo.
Probabilmente non era stato ancora colmato il silenzio che solitamente accompagna il decollo, quando l’aereo, a volo radente, improvvisamente spezzando le proprie ali contro un’onda ed affondando subito dopo col suo carico umano, diveniva una bara comune.

Ancor oggi tutti ricordano le disperate ricerche, nonostante il maltempo e le avverse condizioni del mare che sembrava finanche negare i resti mortali alla pietà dei congiunti e dei commilitoni.

Ore ed ore di infinita angoscia: tutti ricordano anche i sommozzatori che, a seguito di innumerevoli vani tentativi, riemergevano riferendo di non trovare nulla, atteso che neppure la luce delle torce elettriche consentiva loro di vedere nell’acqua estremamente torbida e limacciosa.
Tutti ricordano anche il Serg. Magg. Giannino Caria, sommozzatore dell’allora IX° Battaglione Sabotatori Paracadutisti che, sceso a cercare i suoi ragazzi, rimanendo troppo a lungo sul fondo, riuscì col proprio disumano sforzo a raggiungerli davvero, rimanendo colpito da un mortale malore.

Una enorme tragedia, vissuta per molti giorni in tutta la nostra Nazione, che i paracadutisti non hanno dimenticato e non potranno mai dimenticare.

Sono tutti andati via in silenzio, senza singhiozzare o disperarsi, diritti e spalla a spalla, pallidi ma senza tremito, a testa alta, con passo lieve e fermissimo che nei tempi antichi si diceva appartenesse agli eroi e che oggi sembra dimenticato.
Nell’adempimento del loro dovere di volontari, hanno tutti dimostrato e dimostrano che il paracadutista italiano, anche in tempo di pace, è sempre pronto al sacrificio supremo nel nome della Patria; degni eredi della stirpe degli Eroi di El Alamein, ora sono in quell’angolo di cielo con loro.

La Preghiera del Paracadutista

Eterno, Immenso Dio, che creasti gli infiniti spazi e ne misurasti le misteriose profondità guarda benigno a noi.

Paracadutisti d’Italia, che nell’adempimento del dovere balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nelle vastità dei cieli.

Manda l’Arcangelo Gabriele S. Michele a nostro custode; guida e proteggi l’ardimentoso volo.

Come nebbia al sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici.

Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.

La nostra giovane vita è tua o Signore!

Se è scritto che cadiamo, sia!

Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.

Benedici, o Signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell’alba e nel tramonto, sempre la nostra vita!

E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.

Cosi sia.

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