Esercito: e il generale chiese la prova di valore, via la barba

generale-lopsLops, non è un ordine, ma una libera scelta personale. Roma, 18 lug – Via barbe e pizzetti nel nome di un ritorno ad una esemplare «cura e fisicità militare della persona», perchè «un volto pulito e rasato garantisce quel senso di pulizia e di cura quotidiana del corpo (anche in ambiente operativo) fondamentale non solo dal punto di vista medico sanitario ma anche da quello della marzialità, della disciplina e dell’aspetto esteriore, segno di vigore ed ordine militare».

E’ la ”prova” che chiede ai suoi uomini il generale Vincenzo Lops, comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa (Fod), uno degli ufficiali più alti in grado delle Forze armate italiane. Una richiesta, precisa Lops in una ”lettera aperta” al proprio personale (alle dipendenze del 2° Fod ci sono circa 20 mila militari), che «va oltre il concetto di ordine imposto dall’alto, in quanto deve trattarsi unicamente di una scelta personale, ed ecco perchè intesa come una vera e propria prova». Ed esattamente «una prova di valore, forse mentale e morale, che date al vostro comandante», «una personale prova di rispetto e di accettazione del mio modo di comandare», scrive Lops ai suoi militari.

Il generale Lops – un ufficiale molto conosciuto ed apprezzato, che tra i suoi tanti incarichi è stato anche il primo comandante della missione Antica Babilonia in Iraq – è «consapevole di scendere in campo in prima persona con un possibile rischio di incomprensione! Ma un Comandante, un vero Comandante, come lo intendo io – dice – deve sapere osare, affrontando scientemente i possibili rischi, e deve potere chiedere ai suoi uomini ogni cosa, senza alcun timore, perchè alla base delle decisioni esiste sempre sia la completa onestà di intenti di quel Comandante sia la piena convinzione del valore e dell’accettazione del personale tutto». Una accettazione, nel caso della barba, «che non va legata quindi a mere formalità estetiche, perchè questo ci riporterebbe indietro nel tempo, ma che va vista nell’ottica di dimostrare la piena condivisione della compagine del 2° Fod, unita e decisa, come quelle schiere di valorosi guerrieri che, fiduciosi del proprio capo, ne accettano ciecamente ogni ordine, proprio perchè lo chiede il loro Comandante».

Lops sottolinea che oggi «una maggiore attenzione modaiola ed i recenti impegni in Afghanistan hanno rivalutato la barba che sembra essere diventata un “must” per finalità “COIN” (antiterrorismo – nda) e per particolari situazioni operative. Sembra quasi – avverte – che per dare spazio alle dinamiche antropologiche locali si sia perso il Dna della nostra militarità in merito alla barba. Potrebbe sembrare anacronistico, ma penso che ancora oggi la barba e la militarità debbano riprendere la loro giusta collocazione nella cultura militare». Quindi «la scelta adesso spetta solo a voi», dice il generale ai militari del 2° Fod, invitandoli a non farsi condizionare «da quanto, a volte, le mogli e le fidanzate forse pretendono affettivamente, nè tantomeno da manie di reducismo e di maturità militare!» In realtà non tutti sembrano condividere le indicazioni del generale. Tra i destinatari della lettera c’è anche chi sostiene di aver scritto al ministro della Difesa Mario Mauro e al capo di Stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, anche lui portatore di barba, manifestando la propria contrarietà. La preoccupazione di questo militare, che evidentemente non ha alcuna intenzione di radersi, è che chi non accoglie l’invito del Comandante possa essere penalizzato nella carriera perchè, se è vero che Lops ribadisce che la sua non è un’imposizione, lega l’ottemperanza al «senso della disciplina, allo spirito di appartenenza, alla completa fiducia e innato rispetto per l’autorità». In sede di valutazione, dunque, afferma questa soldato, il militare barbuto «non potrà mai essere eccellente». E poi «perchè abolire barbe e pizzetti e non anche i baffi?», aggiunge il militare, facendo forse riferimento a quelli bianchi di Lops. Però lo stesso generale insiste sulla assoluta volontarietà del gesto: «Mi aspetto, per mia intima convinzione – conclude infatti la lettera al personale alle sue dipendenze – che tutti possano “staccarsi” dalle barbe/pizzetti. Ove così non fosse, non abbiate remora a scegliere diversamente nè preoccuparvene. Perchè quando non si tratta di un ordine, allora c’è spazio per ogni libertà di scelta, che indipendentemente dalle motivazioni, va comunque e sempre rispettata». (ANSA)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.