Afghanistant: Napolitano accoglie a Ciampino i feretri dei 4 Alpini caduti

4alpini-ciampinoParente a La Russa: “godetevi lo spettacolo”. Roma, 11 ott – Dolore ma anche rabbia a Ciampino all’arrivo dei feretri dei quattro alpini uccisi in un’imboscata nella provincia di Farah. Un parente di uno dei militari uccisi, mentre le bare venivano messe nei carri funebri, rivolgendosi al ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto: “Signor ministro, godetevi lo spettacolo”. Già poco prima dell’arrivo delle salme, la stessa persona aveva manifestato rimostranze nei confronti delle alte cariche presenti. “I parenti in queste occasioni hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva – ha commentato La Russa – sia quella di quello zio, sia quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi”. Prima dell’arrivo dei feretri i famigliari dei militari hanno incontrato il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Le alte cariche dello Stato, in una sala riservata dell’aeroporto, hanno espresso cordoglio alle famiglie.

Il Ministero della Difesa ha reso noto che sarà allestita una camera ardente, presso il Policlinico Militare “Celio” in Roma, dalle ore 16.00 alle ore 20.00 di oggi. Le esequie solenni si terranno nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli in Roma, domani alle 10,30.

Intersos: i militari sono la facciata dietro la quale la politica nasconde i propri insuccessi. ”Sull’Afghanistan, come in molte altre crisi degli ultimi vent’anni, la politica non ha mostrato il suo volto migliore. Per incapacità, superficialità e insufficienti analisi non è riuscita a proporre soluzioni diverse dall’impegnativa ma anche troppo facile decisione dell’intervento militare”. Lo sostiene l’organizzazione umanitaria Intersos che almeno da dieci anni è impegnata nel paese afghano. Esprimendo ”solidarietà” ai familiari dei militari caduti, Intersos accusa, però, la politica di non essersi assunta la giusta responsabilità ad iniziare dal senso della missione. Secondo Intersos ”la scelta militare è diventata l’alibi, la scorciatoia, la facciata dietro a cui nascondere la costante incapacità e impotenza politica, indubbiamente non solo italiana, sia all’inizio che nel perdurare delle crisi internazionali. In questa prospettiva, esprimiamo rispetto verso i militari dato che, per senso dello Stato, acconsentono di coprire l’inadeguatezza e le carenze della politica, coscienti di ciò, ma accettandolo in ogni caso come proprio dovere istituzionale”.

La Russa: possibile ritiro entro il prossimo anno. La missione militare italiana in Afghanistan potrebbe anche finire entro il prossimo anno, in anticipo rispetto alla data del 2013 indicata da più parti come il termine ultimo per il ritiro delle truppe internazionali dal paese: la missione italiana, in ogni caso, proseguirebbe nel settore dell’addestramento delle forze di polizia e del nuovo esercito afgano, prevedendo anche l’invio di altri 100-150 istruttori, dopo le pressanti richieste della Nato e delle autorità di Washington. “Potrebbe avvenire che la nostra zona ovest entro il 2011 venga largamente consegnata al governo afgano, più di altre zone. A questo punto dovremmo affermare il principio che noi non andiamo in un’altra zona”, ha confermato La Russa in un’intervista al quotidiano La Stampa. “Se riusciremo a fare uno sforzo, con l’aiuto di tutto il contingente internazionale, di dare al governo di Herat il controllo di tutta la zona ovest, quello sarà il momento per far rientrare la gran parte dei nostri soldati che hanno compiti operativi, concentrandoci sull’addestramento. Ecco perché la missione internazionale può andare avanti fino al 2013, ma io spero che il nostro compito possa finire prima”, ha precisato La Russa.

Il ministro discuterà della questione “nelle sedi opportune, con Petraeus e con la Nato”. Il generale americano sarà la prossima settimana a Roma e, con ogni probabilità, tornerà a chiedere altri istruttori: quelli attualmente presenti in Afghanistan, secondo Washington, sono “insufficienti”: “ne servono di più” e Petraeus li chiederà anche all’Italia, soprattutto “carabinieri”, riferisce oggi La Stampa. Il comandante supremo della missione Nato in Afghanistan parteciperà a una riunione a Roma degli inviati speciali dei governi occidentali a Kabul, a cui saranno presenti anche il rappresentante Onu in Afghanistan Staffan de Mistura e il ministro degli Esteri afgano Zalmay Rassoul e il ministro italiano Franco Frattini. Ancora prima, giovedì, a Bruxelles si terrà una riunione dei ministri degli Esteri e della Difesa della Nato, a cui parteciperanno sia Frattini che La Russa. D’altra parte, se il comandante delle truppe Nato in Afghanistan è in arrivo in Italia, è perché la exit strategy passa per Roma, spiega ancora La Stampa. In discussione potrebbe esserci anche una riconfigurazione della nostra componente militare nel paese asiatico. “Fra gli scenari finora discussi fra i due alleati c’è anche quello che l’Italia possa scegliere di ridisegnare la composizione della sua missione, ritirando una parte dei suoi reparti combattenti per inviare in sostituzione un consistente numero di addestratori”, riferisce La Stampa. L’Italia, che partecipa alla missione Isaf della Nato con oltre 3.500 soldati distribuiti in quattro province, contribuisce alla missione di addestramento delle forze afgane con circa 450 uomini, che con l’eventuale aumento di 100-150 uomini potrebbero diventare presto 600. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “ha aperto a questa possibilità”, aveva confermato alcune settimane fa il ministro La Russa.

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