AFGHANISTAN: VALLE MUSAHI, VIAGGIO NELLA BASE CON I PARA’ ITALIANI

1Sempre in prima linea, tra “warning” e attivita’ operative senza sosta. Valle Musahi (Kabul), 2 set. – (Dall’inviata Alessia Virdis) – Un fortino di polvere e terra, in un quasi deserto di pietre e sassi, arso dal sole di giorno e oscurato dalla notte sempre stellata. Nella base avanzata (Fob) italiana Sterzing, nella Valle di Musahi, circa 25 chilometri a sud di Kabul, in Afghanistan, a scandire le giornate sono le mille attivita’ senza sosta dei soldati italiani. Fino a poche settimane fa, nella Fob, non si dormivano sonni tranquilli. E per molte notti qualcuno non si e’ mai sdraiato sul letto per non lasciare i suoi uomini, al massimo ha provato a distendersi su una ‘panchina di fortuna’ fuori dalla sala operativa. Ora la situazione sembra leggermente migliorata, ma il livello d’allerta e’ sempre alto e le insidie restano e sono sempre le stesse. Pericolose sono le notti, come queste, in cui a presidiare la valle c’e’ la luna, il ‘visore notturno’ degli insorti, che sfruttano l’oscurita’ per non essere visti. Ed e’ in questo fortino che spesso si sente ripetere: “Voglio soluzioni, non problemi”. Al bando, ovviamente, il condizionale. “Il ‘dovrebbe’ ai militari non piace”, risuona nel regno senza lussi dei ragazzi del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore, lungo i corridoi stretti della Fob tra un Hesco Bastion e l’altro, le divise stese e gli anfibi in fila. Una madrasa, qualche tenda dei kuchi, case con i muretti d’argilla e fango, pastori nomadi con il bestiame al pascolo, tanti bambini e le montagne che delimitano la vallata e abbracciano da un lato la Fob. Il paesaggio e’ di per se’ incantevole, con le linee morbide che separano le colline dal cielo e quelle aspre delle montagne. Peccato che e’ proprio da qui che arrivano i continui ‘warning’, le minacce di attacchi di ogni sorta, peccato che siano proprio queste montagne a separare la Valle di Musahi dalla turbolenta provincia di Logar e che dentro ad alcune di queste casupole d’argilla si nascondano insorti o leader Talebani senza scrupoli, cellule magari dormienti con diversi obiettivi. Quando il sole cala e nella Fob regna il buio, il cielo spesso si illumina oltre le montagne, verso Logar. E non sempre sono lampi che precedono la pioggia.

2Vista dalle altane della Fob, nel limite sudorientale della valle, o dalla cima di una delle montagne, la vallata, a poco piu’ di un’ora di viaggio da Kabul, sembra poter sovrastare ogni volere umano. E’ qui, ogni giorno e ogni notte, che i soldati italiani, senza mai perdere la calma e il controllo, escono con i mezzi blindati Lince per garantire la sicurezza dell’area e fornire supporto alle forze locali. Quando si apre il cancello e si alza la sbarra della Fob, i Lince, che tra un sobbalzo e l’altro solcano la valle e s’infilano tra i muretti d’argilla e fango, sollevano nubi di polvere che sfidano l’imponenza delle montagne. Occhi sempre ben aperti, addestramenti continui al poligono come per la compagnia mortai, sorveglianza ininterrotta dell’area con uscite anche notturne. I soldati italiani dispiegati nella Fob sono sempre pronti a lasciare il fortino per attivita’ di routine, come la ‘clearence’ (la pulizia di itinerari, anche con l’ausilio di cani antiesplosivo, per garantire possibilita’ di manovra ai militari che operano nell’arco della giornata), i sorvoli dell’area con il piccolo velivolo teleguidato Raven manovrato dalla squadra del 41esimo Reggimento Cordenons di Sora (Fr) o per un’operazione di ‘search’, quella banalmente chiamata caccia agli insorti. Ma i militari italiani sono anche pronti a fornire assistenza sanitaria agli afghani che tre volte a settimana si mettono in coda fuori dalla Fob per farsi visitare dal team medico italiano, molto spesso con casi gravi di leshmaniosi. Tutto avviene sempre in coordinamento con le forze locali, che un giorno dovranno essere in grado di garantire in modo autonomo la sicurezza dell’Afghanistan. Qui, dove il nemico non e’ mai definito, dove il principio della guerra asimmetrica si palesa ogni secondo, non si spara mai se non e’ necessario.


3Nella Fob Sterzing nulla e’ lasciato all’improvvisazione. La sala operativa e’ il cuore pulsante del fortino: almeno un briefing al giorno con i responsabili delle varie unita’, il telefono che suona senza sosta, la radio che trasmette messaggi in continuazione, le carte appese ai muri con gli occhi incollati sopra e le dita che salgono e scendono lungo questo itinerario o quell’altro, i percorsi dove la notte si viaggia a fari spenti, quasi sospesi, forse non meno del giorno, in questa realta’ paradossalmente surreale. I monitor della sala operativa sono animati dalle immagini riprese dalle telecamere del Raven, utilizzato per la sorveglianza del territorio e quindi per il controllo di movimenti sospetti, dai report del Radar e dalle immagini delle telecamere lungo il perimetro della Fob. Uomini e macchine qui sono alla pari: tutti sempre in funzione. Nella sala operativa la pianificazione di un’attivita’ e’ come un puzzle dove ogni tessera deve avere il suo posto. Nella base avanzata il coordinamento del lavoro tra unita’ e’ il primo comandamento e tutto deve sempre filare liscio come l’olio, anche quando ci sono pochi minuti per organizzare un’attivita’ o prendere una decisione. Calma, determinazione e coraggio sono gli ingredienti che uniti all’esperienza fanno dei ragazzi e delle ragazze della Fob una squadra apprezzata dalle autorita’ afghane. Riscontri positivi arrivano anche dalla popolazione locale grazie al contatto stabilito dai para’ attraverso le attivita’ rivolte agli abitanti dei villaggi della valle e alla partecipazione costante, su invito degli stessi afghani, alla shura che settimanalmente si tiene nella valle e che vede riuniti il governatore di Musahi, il capo della shura, i due vice, i leader dei villaggi e i responsabili delle forze di sicurezza locali.

4Gli italiani sono parte integrante di questo angolo di mondo e i bimbi li salutano al passaggio dei mezzi, arrampicandosi sui tetti delle casupole o correndo per i viottoli. Eppure non mancano gli attacchi. Dallo scorso maggio sono stati “meno di una decina – dicono gli ‘abitanti’ della Fob – ma sicuramente piu’ di cinque” le azioni ostili di diversa natura ed entita’ in cui sono finiti nel mirino i soldati italiani della base avanzata. La minaccia numero uno sono gli ordigni inesplosi (Ied), quelli che abbattono il morale perche’ non danno la possibilita’ di reagire, ma gli insorti colpiscono anche con il lancio di razzi, con i kalashnikov e in Afghanistan tutto e’ sospetto. E’ sospetto un camion che scarica sacchi nel mezzo di un campo, a ridosso di una delle strade percorse dai convogli italiani, sono sospette le famigerate Toyota Corolla bianche, le moto apparentemente abbandonate lungo il ciglio della strada, i cumuli di pietre dalla ‘silohuette’ poco naturale, il terreno smosso. La scorsa settimana una submunizione e’ stata ritrovata durante una ‘clearence’ a circa quattro chilometri dalla Fob proprio perche’ il nucleo Acrt (squadra da combattimento e ricognizione) ha notato un tratto di terreno con impronte interrotto da una zona pulita. Sempre pochi giorni fa, un Ied e’ stato rinvenuto a una decina di chilometri dalla base avanzata dei para’ perche’ nascosto sotto un cumulo sospetto di pietre. Ogni mese sono almeno una decina gli ordigni inesplosi (Uxo) che vengono ritrovati dagli italiani nella Valle di Musahi.

5In Fob tutti ricordano la recente esplosione di un Ied e invocano ‘Santo Lince’ che li ha protetti, anche se un mezzo e’ stato gravemente danneggiato. E c’e’ anche chi si e’ trovato in mezzo al fuoco degli insorti. Nella base avanzata, in un clima di amicizia e cooperazione, i soldati italiani, quasi tutti con alle spalle almeno la missione Unifil-2 in Libano e qualcuno con l’Iraq ancora vivo nella mente, pensano quando tra ottobre e i primi di novembre torneranno in patria, dopo una missione difficile iniziata a maggio e che non li ha mai visti tornare a casa. Qualcuno pensa ai figli. “Con 17 euro compro una borsetta di Winnie The Pooh per mia figlia”, dice un para’ quando viene a sapere quanto costa uno dei ‘souvenir’ della missione. Altri pensano alla fidanzata, tutti hanno semplicemente voglia di Italia e allo stesso tempo sono orgogliosi di essere qui. Quello afghano, ha detto ieri a Kabul il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Fabrizio Castagnetti, e’ “sicuramente il teatro di operazioni piu’ difficile” tra le missioni che oggi vedono impegnati i militari italiani. La missione dei soldati prevede il coordinamento con le forze di sicurezza locali e il contatto e’ continuo in strada come in base, con i due interpreti della Fob che spesso bussano alla porta della sala operativa per poi mettere in comunicazione italiani e afghani, rigorosamente fuori dai locali ‘sensibili’ della base. Magari all’aperto, davanti alla statua di Maria Santissima della Fob, racchiusa dentro i resti di un colpo d’artiglieria inertizzato che la ripara dalle tempeste di sabbia, dai mulinelli di terra e polvere che cancellano i confini delle cose. Ma non oscurano il motto della Fob dei para’. “Se il destino e’ contro di noi, peggio per lui”. (Adnkronos)

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