Afghanistan: si sposa il parà ferito, preghiera per vittime

1La vedova del Sergente maggiore Valente: sui militari ha ragione Saviano. Napoli, 11 feb – Poche e semplici parole, scritte su un foglio di carta per paura che l’emozione gli potesse giocare un brutto scherzo, e pronunciate con la voce incerta, rotta dal pianto. Il primo caporalmaggiore della Folgore Ferdinando Buono, ferito nell’attentato del 17 settembre scorso nel quale morirono sei suoi colleghi, si è sposato ieri nella chiesa napoletana di Sant’Antonio a Posillipo e ha dedicato un messaggio alle vittime della strage di militari italiani in Afganistan. Ma il ricordo più importante è stato per il sergente maggiore Roberto Valente, collega e amico da tanti anni, rimasto ucciso nell’attentato. ”Un pensiero particolare va a Roberto – ha detto Buono dal pulpito della chiesa, tra la commozione dei tanti presenti alla cerimonia – Sei sempre sorridente e sempre presente accanto a noi. Ciao Roberto, ciao ragazzi”. A consegnargli le fedi sull’altare doveva esserci il piccolo Simone Valente, figlio di Roberto, che però è rimasto a casa per una forte febbre. Stefania, vedova del sergente maggiore, ha ringraziato Buono per il bel gesto e ha ricordato un commento di Roberto Saviano scritto in occasione dell’attentato. ”Saviano ha scritto una grande verità – ha detto la Valente – Mio marito aveva la divisa nel sangue, ma i militari sono soprattutto meridionali perchè qui al sud l’esercito è una delle poche strade per uscire dalla miseria e dal degrado sociale”. La vedova Valente ha poi rivolto un ringraziamento all’esercito e ai tanti sconosciuti che in questi mesi le

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Il Sergente Maggiore Roberto Valente

hanno espresso vicinanza e solidarietà. Poi un desiderio: ”spero che il Comune di Napoli vorrà ricordare il sacrificio di Roberto intitolandogli una strada. Sono fiera di lui”. La speranza di Ferdinando Buono invece è quella di dire addio per sempre alle missioni all’estero per stare vicino alla famiglia e per dimenticare quelle immagini terribili dell’attentato che ancora oggi lo tormentano di giorno e gli tolgono il sonno la notte. In dodici anni di carriera militare nella brigata paracadutisti è partito per nove missioni nelle principali aree di crisi dove è stato impiegato l’esercito italiano e il 3 agosto scorso è uscito illeso in un altro attentato ad Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, dove morirono 12 civili, compresi una donna e un bambino. Dimenticare tutto quell’orrore, ma ricordare sempre il sacrificio dei colleghi e in particolare quello dell’amico Roberto. Il caporalmaggiore Buono pronuncia le sue semplici parole dall’altare della chiesa e quando finisce si avvia di nuovo al fianco della moglie Anna visibilmente emozionato. I presenti lo sostengono con un lungo applauso e anche i militari del picchetto d’onore, ordinatamente in fila sul fondo della navata, faticano a nascondere la commozione. Da quel 17 settembre Ferdinando porta delle ferite profonde nell’animo, la perdita quasi completa dell’udito e un dito in meno alla mano sinistra, l’anulare, quello della fede matrimoniale.

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