Afghanistan: Shaft, il “fortino” dei militari italiani a Shindand

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Tra operazioni per la sicurezza e contatti con la popolazione. Shindand, 21 set – (dall’inviato Alessia Virdis) – Cinquecento militari in un angolo remoto dell’Afghanistan. Shindand, provincia di Herat, Afghanistan occidentale. A pochi chilometri dalla cittadina, tra terra e polvere, case di fango e montagne, tra famiglie pashtun, tagike e hazara, sorge “Shaft”, la base operativa avanzata degli uomini e delle donne del terzo reggimento alpini di Pinerolo e dell’82° reggimento Fanti di Barletta. Qualcuno è qui da poco meno di cinque mesi, altri da tre. Insieme lavorano ogni giorno per contribuire a costruire il futuro del Paese in un’area di oltre 30mila chilometri quadrati, grande quanto il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta. Il loro lavoro è fatto di operazioni per la sicurezza della zona e interventi per la popolazione locale, per quel milione e 130.000 persone (dei 13 distretti dell’area di operazioni, con un focus su Shindand, Adraskan e Herat) che animano 1.559 villaggi di diverse etnie. In meno di cinque mesi, la Task Force Centre italiana di Shindand, comandata dal colonnello Giulio Armando Lucia, ha percorso 352mila chilometri e vanta un bilancio di 14 tipologie di operazioni. La missione è condurre attività con un’attenzione particolare alla opolazione per garantire la sicurezza, ma anche lo sviluppo dell’area attraverso attività Cimic (Civil Military Cooperation). “Safe vote” è l’operazione lanciata per fornire supporto a livello di sicurezza all’Esercito (Ana) e alla Polizia (Anp) afghani durante le elezioni parlamentari di tre giorni fa. A Shaft, “fortino” di tende e “hesco bastion”, lo slogan era “Tutti Fuori” per l’Election Day afghano: “All Out” perchè dalla base tutti gli assetti operativi sono usciti per sostenere le forze di sicurezza afghane in una zona in cui la minaccia principale è costituita dai famigerati ordigni esplosivi improvvisati (Ied), che gli insorti collocano lungo le strade del Paese.

Elezioni a parte, a tenere impegnati i ragazzi di Shaft sono attività di scorta di convogli umanitari, interventi di contrasto in partnership con le forze afghane contro l’insorgenza per ridurre gli attacchi a mezzi civili, operazioni congiunte per il sequestro e la distruzione di armi, munizioni ed esplosivo. “Ships – Sharrah”, ad esempio, è l’operazione che dal 25 maggio vede i militari italiani impegnati nel pattugliamento congiunto della Ring Road con i poliziotti e i soldati locali per garantire la libertà di movimento nella zona, proteggere la popolazione e bloccare gli spostamenti degli insorti. Un’attività simile viene condotta nella valle di Farsi per garantire massima libertà di movimento nella zona, che in passato è stata un terreno estremamente ostile per i contingenti di Isaf. Da maggio, inoltre, insieme alle forze di sicurezza afghane, la Task Force Centre del Regional Command West, a guida italiana, ha stabilito un avamposto (Safe House 1) nella Zirko Valley, dove sono in atto diversi progetti di ricostruzione. I militari italiani lavorano anche insieme alla polizia di frontiera afghana nella zona di Islam Qalah, uno dei principali punti di accesso dall’Iran all’Afghanistan, nota rotta del traffico di armi e droga, per controllare il poroso confine. E da “Shaft” si parte spesso per incontrare gli “anziani” dei villaggi, ascoltare le loro richieste, lanciare messaggi, carpire informazioni per lavorare meglio nell’area, sostenere la popolazione e farsi conoscere. (Adnkronos)

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