Afghanistan, Sergente Maggiore Valente: vittima anche della burocrazia

roberto-valente1(di Alfio Messina) In questi giorni di lutto nazionale sono state spese tantissime parole in memoria dei sei militari caduti a Kabul. Telegiornali, giornali, agenzie stampa, Dirette Tv e Talk Show hanno dedicato ampi spazi al tragico avvenimento. Oltre ai vari tentativi di ricostruzione della dinamica dell’attentato nonché al risalto delle vite private degli sfortunati soldati, a molti non sarà sfuggito pure il fatto che i militari italiani caduti nel tragico attentato sono stati promossi con decorrenza 16 settembre 2009 (il giorno precedente all’attentato) al grado superiore.

Il Tenente Antonio Fortunato e’ stato, quindi, promosso al grado di Capitano; il Sergente Maggiore Roberto Valente e’ stato promosso al grado di Sergente Maggiore Capo; il Caporal Maggiore Scelto Massimiliano Randino e’, invece, stato promosso al grado di Caporal Maggiore Capo; mentre i primi Caporal Maggiori Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonami e Matteo Muredda sono stati promossi al grado di Caporal Maggiore Scelto. Successivamente, da più fonti, è stato affermato che le famiglie dei caduti riceveranno un risarcimento pari a 10 volte lo stipendio annuo percepito in base ad una polizza stipulata dal Ministero della Difesa con la Cattolica Assicurazioni.

Purtroppo, ahimè, nessuno ha parlato dell’ennesima vergogna burocratica perpetrata ai servitori dello Stato appartenenti al ruolo dei Sergenti (quello a cui apparteneva Valente). A seguito di un inspiegabile “vuoto normativo” infatti, il personale di detto ruolo risulta essere l’unico ruolo tra il personale in servizio permanente (compresi i ruoli subalterni)  escluso dall’attribuzione del beneficio dei “sei scatti periodici stipendiali” ex art. 1 comma 15 bis del D.L. 379/87, convertito dalla legge 468/87, come sostituito dall’art. 11 della legge 231/90. Il beneficio spetta a tutti gli appartenenti alle Forze armate:  ufficiali, marescialli, truppa ma non spetta – a causa di una “svista burocratica” -, al personale del ruolo Sergenti. E’ assurdo ma, in parole povere, nella definizione della pratica pensionistica in favore della vedova del Serg. Magg. Roberto VALENTE, non saranno conteggiati i cosiddetti “sei scatti stipendiali”. La vedova VALENTE, insieme al figlioletto, così potrà considerarsi sfortunata due volte: la prima per aver perso tragicamente il marito, la seconda per aver sposato un appartenete al ruolo dei Sergenti

E’ vergognoso tutto ciò. La cosa è talmente assurda da sembrare inverosimile ma, purtroppo, è tutto vero e documentato!

Recentemente, la “Direzione Generale delle Pensioni Militari del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati e della Leva”, con il foglio prot. N. M_D/GPREV/1/1^/1000/165/97/131376 del 2 luglio 2009, rispondendo ad un quesito di PERSOMIL, ha evidenziato l’assenza “[…] di una specifica norma di estensione  a favore del personale del ruolo sergenti.” Immediatamente dopo, sia il Coir A.M. del CSA che il Coir E.I. del Comfoter hanno deliberato sull’argomento richiedendo l’intervento dei rispettivi Cocer ma non mi risulta che, ad oggi, i Cocer abbiano deliberato. Tuttavia reputo superfluo che si sia potuto arrivare al 2009 senza che nessun organo preposto abbia mai ritenuto di prospettare all’autorità politica la soluzione dell’ennesima ingiustizia a scapito, sempre e solo, del ruolo sergenti. La problematica, d’altronde, era ben nota all’Amministrazione della Difesa già dal 1998.

Oggi, non rimane altro che chiedere umilmente scusa alla vedova VALENTE ed al suo figlioletto.

Leggi la documentazione ministeriale

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