Afghanistan, rientrano domani in Italia le salme dei 2 soldati uccisi

afghanistan-Decillis-gigliL’ipotesi più accreditata dell’attentato è che si sia trattato di una trappola, ma non necessariamente diretta contro gli italiani. Roma, 29 lug – Rientrano domani mattina in patria le salme del maresciallo Mauro Gigli e del caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, i due militari italiani uccisi nei pressi di Herat in Afghanistan dall’esplosione di un ordigno artigianale (Ied) dopo ne avevano disinnescato un altro. I due facevano parte della task force Genio inquadrata nel contingente italiano nel paese asiatico e avevano al loro attivo numerose missioni all’estero, durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi. Gigli era effettivo al 32° reggimento genio di Torino (brigata alpina Taurinense) e De Cillis al 21esimo di stanza a Caserta. I militari erano intervenuti con un convoglio composto da otto vtlm “Lince”, uno dei quali in versione ambulanza, su richiesta della polizia afgana, che aveva individuato uno Ied. I due artificieri, protetti da un meccanismo di sicurezza, hanno disinnescato la bomba ma quando si sono guardati intorno per accertarsi che non ci fossero altri ordigni nascosti sono stati investiti da un’esplosione che li ha uccisi. A seguito dello scoppio ha riportato lievi escoriazioni il capitano Federica Luciani del secondo reggimento genio pontieri di Piacenza ed e’ rimasto ferito lievemente un civile locale.

In Italia, appresa la notizia, Camera e Senato hanno mantenuto un minuto di silenzio in onore dei due soldati uccisi. A dare la notizia al Senato è stato lo stesso presidente Renato Schifani, il quale ha telefonato al presidente di turno Vannino Chiti, che poi ha informato l’aula. Alla Camera, invece, dove si votava la fiducia alla manovra tutti i gruppi politici hanno chiesto al governo di riferire in Parlamento sulla vicenda. A questo proposito, lo stesso ministro della Difesa, Ignazio La Russa, riferirà oggi pomeriggio sull’accaduto prima alla Camera e poi al Senato. Per gli analisti si è trattato di una trappola, non necessariamente ordita nei confronti dei nostri militari, che purtroppo però ci sono incappati. Il primo ordigno, infatti, era uno “specchietto per le allodole”, cioè doveva servire ad attirare il bersaglio. L’ipotesi più accreditata è che allo Ied disinnescato dai due sminatori italiano fosse collegato un congegno di attivazione a tempo di un secondo ordigno che i militari hanno attivato quando hanno cominciato le operazioni per neutralizzare la bomba.

Si tratta di una vecchia tecnica usata solitamente nella guerriglia per eliminare bersagli particolari, come appunto gli artificieri. Questi, infatti, costituiscono un grande pericolo per chi organizza attentati in quanto il loro lavoro vanifica gli sforzi, magari di mesi se non di anni. Non è detto però che l’obiettivo fossero proprio i militari italiani. Nella zona dell’attentato, infatti, operano anche i soldati e la polizia afgani e nonchè il contingente statunitense. A questo proposito, è capitato spesso che soldati di una nazione abbiano subito attacchi solo perchè in divisa, quando invece il bersaglio reale erano militari di un altro paese. Una cosa, comunque, è certa: la situazione nella regione occidentale, ma anche nell’intero Afghanistan, si sta scaldando. Sull’aumento della recrudescenza è intervenuto il ministro La Russa in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha spiegato che “questo e il prossimo, saranno i mesi più pericolosi. L’estate normalmente è il periodo con il maggior numero di attentati.

Per quanto riguarda nello specifico l’attentato ai nostri militari, La Russa ha affermato che “Il report che ho ricevuto non parla di errori particolari, ma dei rischi connessi ad azioni così articolate. Avevamo a che fare con Ied, quelle bombe chiamate Improvised explosive device. Una di queste era stata messa in condizioni di non nuocere. Pochi minuti dopo ne è esplosa un’altra che non avevamo ancora individuato. Forse è stata azionata con un telecomando, forse no. Poteva anche essere una trappola. Azioni terroristiche come questa tendono a colpire le opinioni pubbliche straniere più che i meccanismi in campo”. Sulla missione, nonostante i rischi, il ministro non ha nessun ripensamento. “Deve proseguire in modo da mettere gli afghani in grado di occuparsi di tante attività, sminamento compreso, entro il 2013”. (Velino) ico_commenti Commenta

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