Afghanistan: nuovo attacco contro un convoglio italiano

afghanistan5E’ il quarto in pochi giorni. Colonna non ancora rientrata alla base di Gulistan. Roma, 13 ott  – Anche oggi i militari italiani in Afghanistan sono stati vittime di un attacco. Nel giro di pochi giorni gli insurgents hanno messo in atto quattro agguati. Sabato l’episodio più grave, quello in cui hanno perso la vita quattro alpini. Pochi giorni prima, due mezzi del genio, uno statunitense e uno italiano, erano rimasti coinvolti nell’esplosione di due ordigni improvvisati, che avevano provocato soltanto danni ai mezzi. Domenica un altro episodio, fortunatamente senza conseguenze. E oggi, di nuovo, è esploso un ordigno: nessuno è rimasto ferito. Ma è chiaro che si stanno intensificando le azioni contro il nostro contingente e in generale contro il contingente internazionale nel Paese: sei militari dell’Isaf, sotto comando Nato, sono morti oggi nell’Afghanistan meridionale. Cinque sono stati uccisi dallo scoppio di due bombe rudimentali, uno è rimasto vittima in un attacco degli insorti. Il “bersaglio” delle ultime azioni degli insorti afgani contro i militari italiani è sempre lo stesso: il convoglio di mezzi che scorta i camion civili afgani che stanno trasportando rifornimenti logistici. Un convoglio che si muove nel distretto di Gulistan, nella provincia di Farah, Afghanistan occidentale, un’area ad alta presenza di talebani ed insorti in cui si sta realizzando una base avanzata. Al momento la colonna non è ancora riuscita a tornare alla base. Il suo movimento è molto lento, sia per motivi di sicurezza, perchè le mine sono sempre in agguato, sia perchè l’area è impervia, il terreno accidentato e il convoglio procede in alcuni casi su strada battuta, in altri lungo sentieri in cui è piu’ difficile avanzare. Oggi l’esplosione di un ordigno ha danneggiato uno dei mezzi speciali del Genio, un “Buffalo” che si trovava in testa alla pattuglia ed è stato investito dallo scoppio. La particolare cellula del blindato, però, è riuscita a resistere all’urto, proteggendo i militari a bordo. Sabato scorso, nell’attacco in cui sono morti i quattro alpini, i ribelli (una trentina) hanno aperto il fuoco con armi leggere e lanciarazzi controcarro. L’unità era costituita da circa 120 uomini su 38 mezzi – 34 Lince e 4 mezzi speciali del genio – di scorta ad un convoglio di 74 mezzi civili guidati da autisti locali, che precedentemente aveva rifornito le nostre basi nell’area. Durante la notte tra il 9 ed il 10 ottobre, dopo lo scontro, il convoglio ha sostato nella base di Buji per riorganizzare il dispositivo e ripianare le scorte. Ma domenica, verso le 8 del mattino, mentre la colonna si era messa in viaggio verso Delaram, è stata nuovamente attaccata con fuoco di armi leggere e lanciarazzi controcarri. E le unità italiane hanno risposto al fuoco e sono riuscite a sganciarsi senza danni. (ANSA)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.