Afghanistan, morte di Luca Sanna: l’identità dell’aggressore

afghanistan-italianiRoma, 20 gen – Si chiama Gullab Alì Noor l’infiltrato nell’esercito afgano che l’altra mattina si è avvicinato a Luca Sanna, Luca Barisonzi e Matteo Rosa, i tre alpini che ha fatto cadere nel suo tranello, scrive Vincenzo Nigro su Repubblica.
I soldati italiani stavano pulendo le loro armi con un compressore: a grandi gesti l’infiltrato si è avvicinato con la sua arma, facendo capire che anche lui avrebbe voluto usare il compressore. I tre hanno notato che l’uomo aveva il caricatore infilato nell’M-16, gli hanno fatto gesti per fermarlo. L’infiltrato li ha bruciati sul tempo: ha sparato contro i tre italiani che con lui condividevano il presidio nell’avamposto “Highlander”: ha ucciso Sanna, ha centrato Barisonzi con due colpi alla clavicola che gli hanno leso una vertebra cervicale, non è riuscito a colpire Matteo Rosa. Ieri pomeriggio alla Camera il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dato tutti i dettagli dell’agguato in cui martedì è morto il caporale Sanna. Noor era uno degli otto soldati dell’Afghan National Army che da 45 giorni sono di turno con gi alpini in un avamposto di 75 metri quadri, una ridotta a 500 metri d’altezza nelle colline che circondano Bala Murghab.

Questa volta La Russa ha dovuto manovrare alla Camera non per difendersi dalle accuse di avere fornito versioni diverse da quelle dei suoi generali, ma da un dissenso molto più pericoloso per il governo italiano: quello dello stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’altra sera il premier davanti ad alcuni deputati del Pdl si era chiesto se rimanere in Afghanistan. E’ un vecchio dubbio di Berlusconi, che riemerge di continuo grazie al suo scarso interesse e coinvolgimento in tutta la gestione della missione militare.

Ma anche perchè sente che prima o poi il dissenso di un alleato forte come la Lega potrebbe creare una nuova crisi, questa volta sulla politica di difesa, al suo governo. La Russa, ai deputati che gli chiedevano conto della parole del presidente del Consiglio, ha detto «ho parlato con Berlusconi, che mi ha confermato il nostro impegno e il senso delle sue dichiarazioni». Abile nel creare diversivi nel momento in cui il governo incontra problemi politici sulla missione-Afghanistan, il ministro ha poi detto di aver telefonato al generale David Petraeus, il comandante americano di Isaf: «Gli ho confermato la ferma convinzione del Governo, ma anche del Parlamento – almeno fino ad oggi – di non venir meno agli impegni internazionali assunti, e della disponibilità a proseguire in questa fase di transizione. Berlusconi mi ha detto che ne vale dolorosamente la pena di continuare questa missione, l’ho detto a Petraeus». Il ministro ha poi riferito di aver chiesto al generale «ogni misura di intensificazione della sicurezza dei nostri avamposti, e Petraeus mi ha garantito totale disponibilità». Non e’ chiaro di cosa si tratti, ma su questo il ministro ha messo al lavoro lo stato maggiore della Difesa».

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