Afghanistan: il tenente italiano col velo che parla alle donne

gubertiUn team “rosa” del nostro PRT lavora tra artigiane e mercatini. Herat (Afghanistan), 9 ago – (di Gina Di Meo) Un velo per abbattere un muro, quel muro apparentemente insormontabile che separa la cultura islamica da quella occidentale. Nessuna imposizione, nessuna regola solo il buon senso di una donna. Quel buon senso che porta a capire che un copricapo in certi casi non rappresenta una “mutilazione” della femminilità ma un mezzo per essere parte di una comunità. E’ quello che ha scelto a Herat, nella zona di controllo dell’esercito italiano, il tenente Silvia Guberti, 28 anni, di Muggiò (Mi), quando ha deciso di usare il velo per facilitare il suo lavoro con la popolazione femminile. ”Ho preso questa decisione appena arrivata qui ad aprile e dopo le prime uscite tra la gente. In molti casi mi sono accorta che erano le stesse donne ad avere difficoltà ad approcciarsi a me. Usando il velo le cose sono cambiate. Paradossalmente abbiamo minori difficoltà sia con le donne che con gli uomini che ci vedono con meno sospetto quando parliamo con le loro donne”, spiega. Il tenente Guberti fa parte di un team che porta avanti dinamiche relative alle donne afghane.

guberti1Con lei ci sono anche il caporal maggiore Laura Fortunato, 23 anni, di Nettuno (Roma), e un’interprete afghana, Suraya Hashemi, 24 anni, di Herat. Questa “task force rosa” è stata costituita lo scorso aprile ed è stata voluta dal colonnello Emmanuele Aresu, 45 anni di Roma, comandante del Prt (Provincial Reconstruction Team) di Herat su base del 1° Reggimento Artiglieria da Montagna della Brigata Alpina Taurinense. Un team che ha precorso di diversi mesi una recente direttiva Isaf, ”Engagement with afghan females”, che pone l’accento su come rapportarsi con le donne afghane. ”Abbiamo deciso di costituire questa squadra perchè ricevevamo continue richieste da parte di donne che ci sottoponevano i loro progetti. Le richieste erano disparate. C’erano artigiane che chiedevano materiali per confezionare manufatti, altre che volevano realizzare centri culturali, anche giornaliste che chiedevano materiale per svolgere la loro professione. Avevo a disposizione delle risorse umane, come ad esempio un ufficiale donna, cosa non del tutto scontata nell’esercito, ed è stato deciso di costitutire questo team al femminile”, spiega il colonnello Aresu riferendosi al tenente Silvia Guberti. La squadra si è dimostrata vincente e in pochi mesi ha portato avanti diverse iniziative all’avanguardia per la società afghana. Un risultato importante è stato quello di consentire alle donne di entrare nel mercatino settimanale all’interno della sede del Prt Italiano. Fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo degli uomini. ”Ci abbiamo messo circa due mesi – continua la Guberti – per far sì che le donne del distretto di Obe potessero portare i loro banchetti all’interno del mercatino. Si sono riunite due Shure, le riunioni tra capivillaggio, per concedere loro gli spazi. E anche dopo aver avuto il via libera è stato difficile far accettare l’idea agli uomini che inizialmente volevano che i banchetti fossero separati da un muro. Ora però il mercatino costituisce per queste donne una fonte di guadagno”. Tra i banchetti in rosa si trovano soprattutto spezie, abiti e stole in seta. Ma la sintesi di tutte le iniziative che il team sta portando avanti sarà la realizzazione di un centro sociale per le donne. Una struttura polifunzionale in fase di completamento pensata esclusivamente per le donne.

Il centro, di tre piani con palestra e sala conferenze, prevede 36 spazi da destinare sia ad attività commerciali che personali. ”Abbiamo deciso di chiamarlo centro sociale per le donne – dice il colonnello Aresu – perchè non sarà solo un business center ma anche un luogo di ascolto per le donne che darà loro supporto a 360 gradi, compresa la presenza di avvocati e piscologi”. Il centro, che sarà completato a fine mese, è stato finanziato dal ministero della Difesa e da quello degli Esteri. Si tratta di un progetto tutto italiano che sarà gestito dalla Cooperazione italiana per una parte mentre la Difesa si occuperà di supportare il centro di ascolto per le donne. ”Il progetto – conclude Aresu – segue la linea che abbiamo adottato per tutte le iniziative che stiamo realizzando su territorio afghano, ossia quello di portare avanti idee non imposte da noi ma concordate con la popolazione locale, ascoltando le loro esigenze”.(ANSA)

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