Afghanistan: i “Lince” coinvolti nell’attentato torneranno in Italia

attentato-kabul3Roma, 22 SET – “Hanno temuto un attacco di cecchini. O l’assalto degli sciacalli. Cosi’ – scrive Francesco Grignetti su La Stampa – appena terminata l’eco dell’esplosione nel centro di Kabul, i para’ sopravvissuti del secondo ‘Lince’ si sono proiettati fuori dal loro mezzo e hanno reagito come prevede l’addestramento. Pur frastornati, feriti, sotto choc, Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono hanno spinto il loro ospite – il maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello che stavano accompagnando al Quartier Generale della Nato – sotto il pianale del blindato e si sono disposti ‘a difesa’. Hanno avuto l’impressione che gli sparassero addosso. E c’e’ al riguardo un documento impressionante su quei terribili secondi. Come ha rivelato il Corriere della Sera uno dei feriti ha azionato la telecamera del suo cellulare. Si sente distintamente la voce di un italiano che urla: ‘Ho la mano aperta!’. E’ il caporale Ferdinando Buono, che ieri nella basilica di San Paolo portava una vistosa fasciatura alla mano destra. E un altro: ‘Ci sparano, ci sparano. Giu’…giu’… a destra’. Segue una sventagliata di fucile mitragliatore. Questo video e’ gia’ nelle mani dei carabinieri che a Kabul stanno indagando sull’attentato e che hanno inviato il loro primo rapporto alla magistratura romana, il procuratore aggiunto Pietro Saviotti e il pm Giancarlo Amato, titolari dell’inchiesta. Nel rapporto c’e’ la testimonianza dei quattro feriti. C’e’ l’analisi del video, che sara’ acquisito presto dal magistrato e allegato agli atti dell’inchiesta. E ci sono anche alcuni ritagli di stampa che riportano il racconto di testimoni afghani. Forse quel mattino alla ‘Massoud Circle’ gli assalitori non c’erano; forse fu tutto un grande equivoco. Ma la preoccupazione dei soldati italiani di mettersi al riparo – prosegue Grignetti su La Stampa – era evidente e comprensibile. Cosi’, quando s’e’ accorto che sul luogo dell’attentato si stavano affollando molti passanti, pensando che volessero spogliare i cadaveri dei vestiti e impadronirsi delle armi, un paracadutista ha sparato in aria per allontanare tutti, curiosi e sciacalli. I carabinieri, intanto, devono completare accertamenti che non si annunciano semplici. L’auto del kamizake e’ stata sequestrata dalle autorita’ afghane e cio’ ha impedito che finora potessero prenderla in esame. Considerando poi che i talebani, tramite il loro portavoce, hanno sostenuto che sono stati i soldati italiani con i loro spari ad aver provocato la morte dei civili, la procura ha chiesto al Ros di accertare che tipo di lesioni abbiano riportato i numerosi afghani ricoverati in ospedale. Quanto agli accertamenti tecnici per esaminare le tracce di esplosivo utilizzato, i due ‘Lince’ coinvolti nell’attentato ritorneranno in Italia. Senza urgenza, pero’, anche perche’ i costi per riportare in patria i blindati sono molto elevati. Nessun dubbio, comunque, sulla potenza dell’esplosivo: oltre 150 chili di tritolo che hanno lasciato sulla strada un cratere largo 2 metri per 3, profondo 70 cm.
Ragionano in procura: ‘Attentati con autobomba sono avvenuti fuori dal circuito abitato. Se questo episodio segna un cambio di strategia ci sara’ da preoccuparsi’. Anche la procura militare ha aperto un’inchiesta: il pm verifichera’ che fossero state prese tutte le precauzioni del caso”, conclude Grignetti su La Stampa. (Velino)

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