Afghanistan: Herat, corsi per le donne militari italiane. Instaurare i rapporti con le afghane

caposaldo-cavour450E’ utile nelle missioni di assistenza sanitaria e di aiuto umanitario

. Farah (Afghanistan), 11 giu. – Garantire un approccio sempre improntato al rispetto nel rapporto con le donne afghane, non insistere di fronte ad un rifiuto, si tratti anche di un aiuto o dell’offerta di beni, rispettare le tradizioni, gli usi e i costumi locali, conquistare la fiducia sostenendo concretamente e comunicando anche con un frasario in lingue Dari e Pashtu. Tra le attività della missione italiana in Afghanistan c’è anche un corso-base di comportamento per mettere le donne militari impegnate nell’operazione multinazionale Isaf nelle migliori condizioni di operare.La strategia, sia che si esplichi nelle visite sanitarie alle donne malate nei villaggi che nelle operazioni di sostegno umanitario e logistico alla popolazione, è sempre la stessa: creare intorno ai militari italiani un’atmosfera di consenso e di confidenza da parte della popolazione locale in modo da accrescere la sicurezza dell’area e garantire la riuscita della missione International Security and Assistance Force, sempre in bilico tra prospettive di sviluppo sociale e il persistere delle minacce terroristiche. ”Al corso, che si svolge periodicamente ad ogni avvicendamento di personale, prendono parte le donne militari della missione, personale sanitario e altre militari del contingente”, dice all’Adnkronos il tenente Elisa Farina, ufficiale medico in attività a Farah.

Tenente Elisa Farina, importante capire la cultura locale

”Prima di avvicinarci ai villaggi – rileva il tenente Elisa Farina – cerchiamo di imparare qualche rudimento linguistico. Siamo consapevoli dell’importanza di capire la cultura locale. Poi al termine del corso, con l’aiuto di un interprete, cominciamo ad operare concretamente nella nostra area di competenza, effettuando visite mediche e distribuendo viveri ed aiuti materiali”. ”Ci troviamo spesso di fronte a situazioni difficili, in villaggi senza acqua potabile ed elettricità. In quei momenti – continua l’ufficiale medico italiana – anche un gesto minimo come l’offerta di un’aspirina può rivelarsi un momento importante. Altre volte invece, soprattutto di fronte alle comunità più rigide e meno aperte all’esterno, può capitare di incontrare un po’ di indifferenza iniziale”. ”A quel punto – spiega il tenente Farina – può rivelarsi utile il rapporto con il capo-villaggio che ci aiuta a portare a termine le missioni umanitarie o le distribuzioni di aiuti. Anche così si conquista il consenso della popolazione, un elemento fondamentale anche per creare la cornice di sicurezza necessaria a portare avanti la missione”.

Militari italiani impegnati in un’area vasta come il nord Italia

Nel frattempo, i militari italiani continuano ad assicurare lo svolgimento della missione Isaf in una vasta area occidentale dell’Afghanistan. Il contingente italiano di stanza a Herat è dal 4 aprile scorso al comando del Generale di Brigata Carmine Masiello, comandante della Brigata Paracadutisti Folgore. Il Regional Command West (RC-W), la zona sotto la responsabilità italiana, è un’ampia regione dell’Afghanistan, grande quanto il Nord Italia che si estende sulle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. La componente principale delle forze italiane è costituita dal personale proveniente dalla Brigata paracadutisti Folgore dell’Esercito; è presente inoltre un contributo di uomini e mezzi della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il compito assegnato alla missione Isaf è quello di “condurre operazioni militari in Afghanistan secondo il mandato ricevuto, in cooperazione e coordinazione con le Forze di Sicurezza afgane ed in coordinazione con le Forze della Coalizione, al fine di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione”. Le forze italiane possono operare all’interno delle aree ovest e di Kabul o anche nord. Per richieste di impiego al di fuori di queste zone, è previsto che l’Italia si impegni a decidere entro entro un termine di 6 ore. (Adnkronos)

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