Afghanistan: fallito attentato a Shindand, buon segno se l’allarme viene dai bambini

afghanistan5In pattuglia di notte e di giorno dopo lo sventato attentato. Shindand (Afghanistan), 14 giu – ”E’ un fatto importante, significa che le cose stanno andando nel verso giusto”. Il colonnello Giulio Armando Lucia, comandante del 3° alpini di Pinerolo e della task force centre, di base a Shindand, è ”molto contento” del fatto che la segnalazione dell’ordigno nascosto in un tubo sotto la ring road, la strada ripetutamente percorsa dalle truppe di Isaf, sia arrivata da un gruppo di bambini che stavano giocando. ”Per noi è la situazione ideale: significa infatti che nell’opera di ricostruzione del Paese che ci vede impegnati – spiega Lucia – c’è il pieno coinvolgimento della popolazione, anche attraverso l’elemento più significativo, che sono appunto i bambini. Significa inoltre che la gente comincia ad avere sempre più fiducia nelle proprie istituzioni e nelle proprie forze di sicurezza, tant’è vero che gli uomini del villaggio ai quali è stato dato l’allarme, subito l’hanno girato agli agenti del posto. Ed è la conferma, infine, della efficace collaborazione tra la polizia e l’esercito afgani, da un lato, e le forze di Isaf dall’altro: nel caso specifico c’è anche il riconoscimento delle nostre capacità tecniche sul versante specifico della sicurezza, perchè quando si tratta di neutralizzare un ordigno chiamano noi”. Intanto, le pattuglie dei militari italiani hanno continuato a perlustrare la zona, proprio alla ricerca di ‘Ied’, le bombe costruite artigianalmente. Un lavoro che viene svolto normalmente. La scorsa notte un plotone di alpini, a bordo di alcuni blindati Lince, ha raggiunto un posto di osservazione a circa 300 metri di quota per ricongiungersi con due mezzi corazzati Dardo dotati di strumentazioni sofisticate, all’infrarosso, in grado di individuare ogni movimento sospetto. ”E’ di notte che vengono piazzati gli ordigni ed è questo il senso di attività di controllo come quella che stiamo facendo ora”, spiega il colonnello Lucia ad alcuni giornalisti portati al seguito della pattuglia. ”Finora non abbiamo riscontrato niente di anomalo”, rassicura il maresciallo dei bersaglieri comandante di uno dei due carri Dardo. I Lince si muovono a luci spente su impervi sentieri: gli uomini a bordo hanno i visori notturni. Tutto fila liscio. Quando salgono di nuovo sulla strada asfaltata c’è un pò di tensione quando si incrociano delle auto che non rallentano o non abbassano i fari. ”Noi facciamo di tutto per farci riconoscere”, afferma Lucia. Anche stamani il comandante della task force è uscito dalla base con i suoi uomini per incontrare il capo del villaggio di Chahak, ad una quarantina di chilometri di Shindand, una zona dove periodicamente vengono segnalati traffici strani. I veterinari del contingente hanno dato appuntamento ai pastori del posto per vaccinare le loro capre e il colonnello Lucia ne approfitta per “sensibilizzare” l’elder, il capotribù, a dare l’allarme per ogni cosa che possa costituire un pericolo, una minaccia, sia per gli abitanti del posto che per i militari italiani. L’uomo assicura che lo farà. Nel villaggio ci sono naturalmente tanti bambini, proprio come quelli che l’altro ieri hanno scoperto la bomba. Tu che faresti se vedessi un oggetto sospetto? ”Non lo tocco e corro a dirlo a mio padre”, risponde Ahmad Nesar, di 8 anni. (ANSA)

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