Afghanistan: esplode un ordigno, muore il Tenente Massimo Ranzani

Massimo-RanzaniGravi gli altri quattro alpini rimasti feriti. Roma, 28 feb – Il Tenente Massimo Ranzani è morto e altri quattro sono rimasti feriti. Questo l’esito dell’esplosione di un ordigno improvvisato (Ied) avvenuta, alle ore 12.45, ore locali, a 25 chilometri a Nord di Shindand, in Afghanistan. Lo conferma lo Stato maggiore della difesa. In particolare, l’esplosione ha coinvolto un veicolo blindato Lince della Task Force Center, su base 5° Reggimento Alpini.

Sono ”gravemente feriti” i quattro militari italiani, tutti del 5° reggimento alpini di Vipiteno, coinvolti nell’esplosione che ha investito il Lince su cui viaggiavano e che ha provocato la morte del tenente Massimo Ranzani. Lo sottolinea lo Stato maggiore della Difesa. I militari sono stati evacuati presso l’ospedale militare (Role 2) della base “Shaft” di Shindand, sede del comando della Task force centre. La pattuglia, spiega ancora lo Smd, rientrava da un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale. L’utilizzo di Ied, nonostante gli importanti progressi svolti da Isaf per contrastarne la minaccia, rappresenta una delle modalità di azione tra quelle utilizzate dagli insurgent e, nel 30% dei casi, colpisce vittime civili. Le forze di sicurezza Isaf, conclude lo Stato maggiore della Difesa, svolgono una continua attività per prevenire questo genere di minaccia al fine di migliorare le condizioni di sicurezza e garantire uno sviluppo sociale ed economico della regione.

Il convoglio italiano saltato in aria su uno Ied a Shindad stava rientrando alla base dopo un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale. Lo sottolinea la Difesa precisando che l’agguato ai militari italiani e’ avvenuto alle 12.45 ora locale, a 25 chilometri a nord di Shindad. L’operazione per l’evacuazione dei quattro militari feriti e’ ancora in corso.

37 gli italiani morti in missione dal 2004

Con la morte oggi di un altro militare italiano, per l’esplosione di un ordigno improvvisato a 25 chilometri a nord di Shindand, che ha coinvolto un veicolo blindato Lince della Task Force Center, sale a 37 il numero dei nostri soldati morti in Afghanistan dall’inizio della missione, nel 2004, a oggi. Il 18 gennaio scorso era rimasto ucciso il caporal maggiore Luca Sanna, nell’avamposto di Bala Murghab. Il 2010, con 13 italiani deceduti, è stato l’anno più nero per i nostri militari in Afghanistan. Prima del militare ucciso oggi, aveva perso la vita in uno scontro a fuoco il 1° Caporal maggiore Matteo Miotto, 24enne, di Thiene, attaccato lo scorso 31 dicembre nell’avamposto “Snow”, nella valle del Gulistan. Prima di lui erano morti, il 9 ottobre, sempre in questa zona, quattro alpini vittime di un’imboscata: il primo Caporal maggiore Sebastiano Ville, 27 anni, il primo Caporal maggiore Gianmarco Manca, 32 anni, il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni e il primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, 26 anni.

Il 17 settembre 2010 muore invece l’incursore Alessandro Romani, raggiunto da colpi di arma da fuoco in un attentato nella provincia di Farah. Il 28 luglio 2010, ancora, un’esplosione nei pressi di Herat uccide Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis, specialisti del Genio impegnati in operazioni di disinnesco di un ordigno. Il 25 luglio 2010, un militare muore suicida a Kabul: si sarebbe sparato un colpo di arma da fuoco all’interno del suo ufficio. Sull’episodio è aperta un’indagine dei carabinieri della polizia militare. Il 17 maggio 2010 un veicolo blindato salta in aria per l’esplosione di un ordigno nella provincia di Herat. Muoiono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni. Le vittime appartenevano al 32° reggimento Genio della brigata Taurinense. Il 26 febbraio 2010 viene ucciso Pietro Antonio Colazzo, un funzionario della Aise, l’Agenzia di informazione e sicurezza esterna, nel corso di un attentato suicida compiuto dai talebani a Kabul contro due “guest house”.

E ancora, i caduti nel 2009: Il 15 ottobre un militare del Quarto Reggimento alpini paracadutisti muore in un incidente stradale avvenuto sulla strada che unisce Herat a Shindad. Il 17 settembre, sei militari muoiono in un attentato suicida a Kabul, rivendicato dai talebani. Le vittime, del 186° Reggimento Paracadutisti Folgore di stanza a Kabul, sono: Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Massimiliano Randino, Roberto Valente e Gian Domenico Pistonami. Il 14 luglio muore, in un attentato a 50 chilometri da Farah, il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni. Paracadutista dell’Ottavo Genio Guastatori della Folgore, faceva parte di un team specializzato nella bonifica delle strade. Il 15 gennaio muore Arnaldo Forcucci, maresciallo dell’Aeronautica, per arresto cardiocircolatorio.

Il 21 settembre 2008 muore per un malore a Herat il caporalmaggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, dell’Ottavo reggimento bersaglieri di Caserta. Il 13 febbraio muore in un attacco il maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, del Cimic Group South di Motta di Livenza. L’attentato avviene a una sessantina di chilometri da Kabul, nella valle di Uzeebin, mentre i militari italiani sono impegnati in attivita’ di distribuzione di viveri e vestiario alla popolazione della zona. Il 24 novembre 2007 muore in un attentato suicida nei pressi di Kabul il maresciallo capo Daniele Paladini, 35 anni. Il 4 ottobre dello stesso anno, muore al Policlinico militare del Celio l’agente del Sismi Lorenzo D’Auria. Il militare era stato gravemente ferito il 24 settembre durante un’operazione delle forze speciali britanniche per cercare di liberarlo. Due giorni prima, D’Auria era stato sequestrato assieme a un altro sottufficiale del servizio di sicurezza militare e a un collaboratore afgano.

Il 26 settembre 2006 perdono la vita i caporalmaggiori Giorgio Langella, 31 anni, e Vincenzo Cardella, in seguito all’esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul. I due militari appartenevano alla 21esima compagnia del Secondo Reggimento alpini di Cuneo. Il 20 settembre muore in un incidente stradale, a sud di Kabul, il caporalmaggiore Giuseppe Orlando, 28 anni. Faceva parte della 22ª compagnia del Secondo Reggimento alpini di Cuneo. Il 2 luglio il tenente colonnello Carlo Liguori, 41 anni è stroncato da un attacco cardiaco ad Herat. Il 5 maggio 2006, in seguito all’esplosione di un ordigno lasciato lungo una strada nei pressi di Kabul, muoiono il tenente Manuel Fiorito, 27 anni, e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni, entrambi del Secondo Reggimento Alpini. I due soldati si trovavano a bordo di due veicoli blindati “Puma”, a sud-est della capitale afgana, quando sono stati investiti dall’esplosione.

L’11 ottobre 2005 muore il caporalmaggiore capo Michele Sanfilippo, 34 anni, effettivo al Quarto Reggimento Genio Guastatori di Palermo. Viene ferito con un colpo alla testa, partito accidentalmente, nella camerata del battaglione Genio a Kabul. Muore poco dopo il ricovero in ospedale. Il 3 febbraio l’ufficiale di Marina, Bruno Vianini, perde la vita nello schianto di un aereo civile sul quale viaggiava, tra Herat e Kabul. Il capitano di fregata aveva 42 anni. Il 3 ottobre 2004, il caporal maggiore Giovanni Bruno, 23 anni, del Terzo reggimento alpini, è vittima di un incidente stradale mentre si trova a bordo di un mezzo dell’esercito nel territorio di Sorobi, a 70 chilometri da Kabul. Nell’incidente rimangono feriti altri quattro militari.

 

 

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