Afghanistan: base “Snow”, avamposto italiano ancora sotto attacco

snow-baseDopo l’uccisione di Matteo Miotto altri due attacchi dall’inizio del 2011. Roma, 17 gen – Militari italiani ancora sotto attacco in Afghanistan. Dopo la morte del primo Caporal Maggiore Matteo Miotto, ucciso il 31 dicembre in uno scontro a fuoco, mentre prestava servizio di guardia nell’avamposto “Snow”, situato al centro della valle del Gulistan, dall’inizio del 2011, questa stessa base è stata oggetto di altri due attacchi: il 12 gennaio e quello di oggi. In entrambi i casi, fortunatamente senza feriti tra i nostri militari nè danni. La valle del Gulistan, insieme ai distretti di Bakwa e del Pur Chaman, situati nella fascia orientale dell’estesa provincia di Farah, sono aree ad alto rischio “insurgents”, in quanto confinano con l’Helmand, roccaforte dei talebani. Una vasta area, questa, mai presidiata in precedenza da italiani, passata dallo scorso primo settembre sotto la responsabilità della Task Force South East, unità del Regional Command West, a guida del 7° Reggimento Alpini di Belluno, composta da circa 500 uomini e donne italiani. I militari della “Julia”, con il supporto di personale del 2° Reggimento genio Guastatori di Trento e del 232° Reggimento Trasmissioni d Avellino, sono appunto insediati in tre basi: la base avanzata (Fob) “Lavaredo” a Bakwa, la Fob “Ice” la Cop “Snow” nel distretto del Gulistan.

L’impegno della “Task Force South East” per la sicurezza, lo sviluppo e la governabilità

I compiti principali della Task Force South East, comandata dal colonnello Paolo Sfarra, analoghi a quelli delle altre forze della coalizione, consistono nel creare e garantire sicurezza, sviluppo e governabilità da parte delle autorità locali, a favore della popolazione, in un’area dove la presenza di strutture governative legalmente riconosciute è ridotta al minimo. Oltre a contribuire alla ricostruzione del Paese e favorire il consenso della popolazione nei confronti delle autorità locali. Dall’inizio della missione, sono state un centinaio le attività esterne condotte in ambito operativo particolarmente impegnativo: dalle più semplici ma importanti visite nei villaggi circostanti, alle operazioni più complesse, quali scorte ai convogli logistici o attività di pattugliamento. Ma oltre agli interventi più strettamente legati alla sicurezza, sono molte le attività in favore della popolazione locale, avviate o già portate a termine dalla Task Force a guida italiana, come l’apertura di una scuola femminile, il restauro di una moschea, l’installazione di tre nuove pompe per pozzi e la costruzione di un ponte e di un acquedotto. Fra gli eventi più significativi, l’organizzazione, da parte dei nostri militari, della prima “shoura” (riunione) alla quale hanno partecipato ben 82 capi villaggio, che si sono detti disposti a cooperare con le forze Isaf e con le forze di sicurezza afghane, nonostante le pressioni ricevute da parte degli “insorti”. Fra gli argomenti affrontati, infatti: la sicurezza dell’area in cui operano i militari italiani della South East, le principali necessità della popolazione e lo sviluppo di vari progetti.

E proprio in quest’area si sono recati, ieri, il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani e il sottosegretario di Stato alla Difesa, Guido Crosetto, che hanno visitato proprio la base avanzata “Ice” e la Fob “Camp Lavaredo” di Bakwah. La Fob (Forward Support Base) “Ice” era stata meta anche della visita in Afghanistan del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, lo scorso 5 e 6 gennaio. Il ministro stesso aveva riconosciuto “l’altissimo rischio”, dell’area “dove la minaccia è quasi quotidiana. Qui – aveva sottolineato – ci attaccano perchè diamo fastidio, perchè i nostri soldati sono riusciti a riconquistare fette di territorio, creando bolle di sicurezza attorno ai villaggi. E proprio per questo, ai confini di queste “bolle”, di questa area riconquistata, le minacce sono molte, quasi quotidiane”. ”Evidentemente – era l’analisi di La Russa – se non disturbi coloro che erano abituati a spadroneggiare in queste zone e a costituirvi basi terroristiche non succede niente. Se invece si riconsegnano agli afgani zone liberate è chiaro che il lupo ferito cerca di reagire”. (Adnkronos)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.