Afghanistan: attentato contro italiani. E’ strage: morti quattro nostri militari

alpini-deceduti

I nomi delle vittime: Primo caporal maggiore Gianmarco Manca, Primo caporal maggiore Francesco Vannozzi, Primo caporal maggiore Sebastiano Ville e il Caporal maggiore Marco Pedone. Il militare rimasto ferito è il Caporal maggiore scelto Luca Cornacchia, tutti in forza al 7° reggimento alpini di stanza a Belluno, inquadrato nella brigata Julia.

Herat, 9 ott. – Un ordigno è esploso in Afghanistan investendo un Lince di scorta a un convoglio: quattro militari italiani hanno perso la vita e uno è rimasto gravemente ferito. E’ quanto riferisce il Maggiore Mario Renna Portavoce del Comandante del Regional Command West di ISAF in una nota in cui si ricostruisce tutta la vicenda. Oggi alle 9.45 locali, un ordigno esploso al passaggio di un convoglio ha causato la morte di quattro militari e il ferimento grave di un quinto, tutti di nazionalità italiana. Il ferito è stato immediatamente evacuato con elicotteri di ISAF. L’esplosione – avvenuta nel distretto di Gulistan, a circa 200 km a est di Farah, al confine con l’Helmand – è stata seguita da uno scontro a fuoco che ha visto i militari italiani mettere in fuga gli aggressori. I cinque si trovavano a bordo di un veicolo blindato Lince che faceva parte del dispositivo di scorta a un convoglio di 70 camion civili che rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l’allestimento della base operativa avanzata di Gulistan, denominata ‘Ice’.

La Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) ha confermato a Kabul la morte di quattro militari nell’Afghanistan occidentale. Come è prassi della Forza, ha detto un portavoce all’ANSA, ”non forniamo la nazionalità delle vittime, ma possiamo soltanto confermare che il decesso e’ avvenuto durante un attacco degli insorti”. Le vittime militari straniere sono 572 dall’inizio dell’anno e 24 dall’1 ottobre.

L’esplosione dell’ordigno è stata seguita da uno scontro a fuoco ”che ha visto i militari italiani mettere in fuga gli aggressori”, spiega il Maggiore Mario Renna, Portavoce del Comandante del Regional Command West della missione Isaf. I quinto militare italiano è rimasto gravemente ferito ed è stato immediatamente evacuato a bordo di un elicottero.

I quattro militari italiani uccisi nell’attentato e il quinto rimasto ferito, si trovavano a bordo di un blindato “Lince”, un Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (Vtlm) a trazione integrale 4×4, che può essere impiegato in ogni ambiente operativo. Il Lince ha una capacitò di trasporto utile di circa 2,3 tonnellate. L’equipaggio a bordo è composto da quattro uomini più il pilota, ha un peso di 6,5 tonnellate, una lunghezza di 4,8 metri, larghezza di 2 m, altezza di 2 m. Ha un motore diesel common rail da 140 kw, può raggiungere una velocità massima di 130 km/h ed ha un’autonomia di 500 km.

Ferito non in pericolo di vita. ”Non è in pericolo di vita” il militare italiano ferito nell’attentato di oggi in Afghanistan. Lo afferma il maggiore Mario Renna, portavoce del comando del contingente italiano ad Herat Il militare, che presenta ferite agli arti inferiori, è ricoverato nell’ospedale militare da campo di Delaram: ”è cosciente ed ha risposto agli stimoli”, aggiunge Renna.

La Russa, convoglio già preso di mira ieri dai terroristi. Il convoglio di mezzi civili e militari attaccati oggi dai terroristi afghani era già stato al centro ieri di un attacco. Lo ha rilevato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa che nel corso di una conferenza stampa ha anche reso noto le generalita’ di due dei militari uccisi. Si tratta del caporal maggiore Gianmarco Manca, nato il 24 settembre del ’78 ad Alghero e del caporal maggiore Marco Pedone nato a Galliano del Capo in provincia di Lecce il 14 aprile dell’87. Entrambi erano di stanza al VII Reggimento Alpini di Belluno.

Si chiama Michele Miccoli, 27 anni , originario di Neviano, e residente a Belluno, il militare gravemente ferito nel corso dell’attacco talebano. Stando a quanto si apprende non sarebbe in pericolo di vita.

Alpino siciliano ucciso, il dolore dei familiari. La famiglia di Sebastiano Ville, uno dei quattro alpini uccisi in Afghanistan, abita in contrada Sant’Antonio, alla periferia di Francofonte, paese agrumicolo del siracusano. I familiare del militare sono chiusi nel loro dolore e non rispondono alle telefonate dei giornalisti. Un vicino di casa racconta che i parenti della vittima hanno già appreso la notizia, ”anche se ancora non risulta che le autorità militari abbiano dato una conferma ufficiale della morte del loro caro”.

Stato maggiore della Difesa: le condizioni del soldato ferito sono sotto controllo. “Le condizioni che in un primo momento sembravano più gravi ora sono sotto controllo, non si ravvisano pericoli per il militare ferito”. Lo ha annunciato, in un’intervista a Sky Tg24, Ciro Esposito, dell’ufficio pubblica informazione dello Stato maggiore della Difesa, parlando del soldato rimasto ferito nell’esplosione di un ordigno che ha causato la morte di altri quattro soldati.

cornacchia

Luca Cornacchia, il militare rimasto ferito

Pagina facebook del militare ferito: mi sono rotto di stare qui.  ”Mi sono rotto di stare qua in Aghanistan, non si capisce un cazzo”. Il messaggio, datato il 3 ottobre scorso è l’ultimo che appare nella bacheca di Luca Cornacchia, il militare abruzzese ferito stamani nell’attentato nella zona di Farah, dove hanno perso la vita quattro militari italiani. Una pagina in cui, attraverso articoli foto e canzoni, Cornacchia racconta la vita in Afghanistan e il contributo alla vita di tutti i giorni. Di qui, tra una video di Carmen Consoli condiviso e una canzone di Vasco Rossi, spicca la foto di un soldato che dà la mano a un bambino del posto, con lo slogan ”non importa quando doniamo ma quanto amore mettiamo in quello che doniamo”. C’è anche spazio a un messaggio di speranza, ”tranquilli cuccioli vi riporto tutti a casa…”, scrive agli amici a casa parlando dei suoi commilitoni, tra i commenti di un video in cui scorrono le immagini dei soldati statunitensi che riabbracciano le proprie famiglie. E poi rivolto alla moglie, Monica, scrive, ”amore sei la mia vita…”. Come foto del profilo ha scelto l’immagine di Ernesto Che Guevara.

 

Con i quattro caduti di oggi, sale a 34 il numero delle vittime italiane in Afghanistan dove operano oltre 3.500 militari italiani impegnati nella missione della Nato Isaf. Diventeranno 4.000 entro la fine dell’anno. Il Governo ha infatti aderito alla richiesta della Nato di incrementare il contingente ed ha disposto l’invio di mille uomini in piu’ nel corso del 2010. Nel 2011, secondo quanto annunciato, dovrebbe iniziare la fase di rientro. La quasi totalità degli italiani – una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione – si trova nella regione occidentale del Paese: ad Herat, vi è la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c’è un’area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Al comando del generale Claudio Berto c’è un contingente composto complessivamente da 7.000 militari provenienti da 11 nazioni. Tra qualche giorno il generale Berto lascerà il comando al generale Marcello Bellacicco e la brigata Julia prenderà il posto della Taurinense. La componente principale delle forze nazionali è appunto costituita attualmente dal personale proveniente dalla brigata alpina ‘Taurinense”; è’ presente inoltre un contributo di uomini e mezzi della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Il contingente è organizzato attraverso quattro task force: North, Center, South e la neocostituita Southest, ciascuna delle quali articolata in una serie di Fob, cioè delle basi operative avanzate. L’Aviation Battalion è l’unità dell’Aviazione dell’Esercito che gestisce gli elicotteri schierati in “teatro”: i CH47 Chinook e gli AB 412, adibiti al trasporto del personale e dei rifornimenti, e i Mangusta con compiti di esplorazione e scorta in supporto di fuoco alle forze terrestri. La Joint Air Task Force (Jatf) è invece l’unità che gestisce tutti gli assetti dell’Aeronautica Militare: C130, C27, Am-x e gli aerei senza pilota Predator. C’è poi il Team di ricostruzione provinciale (Prt) che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile rappresentata da un consigliere del ministero Affari Esteri. Presenti anche diversi Omlt, vale a dire team di istruttori che addestrano, accompagnandoli anche nelle operazioni, le unita’ dell’Esercito afghano. Due reparti di carabinieri partecipano poi alla Nato training mission con il compito di formare la polizia afgana. Lascia un tuo commento in onore dei caduti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.