Afghanistan, Accame (Anavafaf): protezione dei militari insufficiente

afganistan_pattugliaLa Russa: “voglio sapere come si vive negli avamposti”. Roma, 18 gen – «In mezzo alle contrastanti notizie che sono state fornite in merito alla morte dell’alpino una cosa appare incontestabile: ancora una volta vi è stata insufficiente protezione dell’avamposto e del nostro personale». Così Falco Accame, presidente Anvafaf. «L’alpino doveva essere più protetto sia dall’esterno che dall’interno e ciò vuoi che si tratti di fuoco amico che di fuoco nemico. Tra l’altro in una situazione di guerriglia o di lotta partigiana può essere difficile una netta differenziazione amico/nemico: chi debbono infatti essere intesi come amici e come nemici tra gli afghani? C’è piuttosto da chiedersi se una condotta di operazioni come quella in atto (che certo non può definirsi una “strategia”) la quale porti i nostri reparti in posizioni sempre piu’ avanzate sia compatibile con le capacità dei nostri reparti in fatto di protezione militare e di protezione di intelligence».

«Ciò – prosegue Accame – anche per quanto riguarda interventi aerei. Infatti, a differenza dei reparti Usa, i nostri non possono avvalersi di adeguata sorveglianza e reazione aerea. E’ da valutarsi quindi se non operiamo in condizioni troppe rischiose per il nostro personale. La causa indiretta delle perdite recentemente subite è probabilmente da attribuirsi a queste modalità operative che pertanto meritano una attenta rivisitazione».

La Russa, voglio sapere come si vive negli avamposti

“Voglio sapere nei dettagli le condizioni in cui (i nostri militari, ndr) vivono in questi avamposti, che sono di pochi metri quadrati, per un numero forse troppo lungo di giorni e con un aiuto da parte dei soldati afgani che nel caso specifico si è rivelato l’opposto. Lo chiedo da tempo ma diventa sempre più urgente”. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando ai microfoni di “Mattino5” della morte in Afghanistan del caporalmaggiore Luca Sanna. “Non spetta al potere politico fare la strategia militare – premette La Russa – posso dare solo gli indirizzi. E l’indirizzo che ieri ho dato nella riunione con i militari è che è necessario sollecitare contromisure adeguate: non credo tocchi a noi in questo momento vanificare lo sforzo fatto stando lì da tanto tempo ma possiamo dettare delle condizioni perchè i nostri militari siano messi nelle condizioni migliori. Si può discutere sulle modalità di questa nuova fase, è cambiata la minaccia, deve cambiare il modo di contrastarla”.

La mamma di Luca: “mi aveva detto non mi fregano” era partito perchè era il suo lavoro non per i soldi

”Mi aveva detto, mamma non mi fregano, non mi faccio fregare, e invece l’hanno fregato”. Rita Castellano, la mamma di Luca Sanna, il militare di Samugheo ucciso in Afghanistan, si è sfogata così questa mattina con i parenti e gli amici che le facevano compagnia nel salotto della sua casa alla periferia di Samugheo il giorno dopo la tragica morte del figlio ed a poche ore dalla partenza per Roma dove domani accoglierà la sua salma. ”Luca è un ragazzo a cui tutti volevano bene”, ha ripetuto tante volte, spiegando che era andato in Afghanistan ”perchè era il suo lavoro, non per i soldi”.

Il fratello di Luca, “era preoccupato, era in guerra” dopo il matrimonio non sarebbe voluto a tornare

”Era preoccupato, contava i giorni che mancavano alla fine della missione, sessanta”. Il fratello di Luca Sanna, il militare di Samugheo ucciso in Afghanistan ha raccontato ai giornalisti l’ultima telefonata con Luca di domenica scorsa. ”Era preoccupato – ha detto – perchè lì era in guerra, la missione di pace lì non esiste, era in guerra. La vita militare gli piaceva ma dopo il matrimonio, se avesse potuto, avrebbe rinunciato a tornare in Afghanistan”.

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