Afghanistan, a Herat cambio al vertice del Regional Command West

taurinense1Passaggio del testimone da Brigata Sassari a Brigata alpina Taurinense. Roma, 20 apr – Si è svolta oggi, presso l’aeroporto di Herat, alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa – Onorevole Guido Crosetto – del Comandante del Joint Command di ISAF, Tenente Generale David M. Rodriguez, del Capo di Stato Maggiore della Difesa
, Generale Vincenzo Camporini, del Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze, Generale di Squadra Aerea Tommaso Ferro, e di numerose autorità civili e militari afghane la cerimonia militare del Trasferimento di Autorità al vertice del Regional Command West, il Comando NATO a guida italiana, multinazionale e interforze responsabile della missione ISAF (International Security Assistance Force) nella regione occidentale dell’Afghanistan. Dopo oltre sei mesi di intensa attività, la Brigata “Sassari”, agli ordini del Generale di Brigata Alessandro Veltri, ha ceduto il comando della missione alla Brigata alpina “Taurinense”, guidata dal Generale di Brigata Claudio Berto. E’ quanto si legge in una nota dello Stato maggiore della Difesa. “Sono fiero ed orgoglioso – ha detto il generale Veltri nel corso del suo intervento al cospetto delle Bandiere di Guerra del 152esimo Reggimento fanteria “Sassari”, del secondo Reggimento alpini, del primo Reggimento bersaglieri, del primo Reggimento artiglieria da montagna, del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare e delle varie Task Forces schierate in armi – di quanto avete fatto per la sicurezza, la ricostruzione e lo sviluppo nella Regione Ovest di nostra competenza e, più in generale, per il costante, convinto e generoso aiuto fornito alla popolazione afghana nello spirito della missione assegnata. Ma soprattutto per l’umanità con la quale lo avete fatto. Questa non la si può insegnare: vi appartiene e nessuno mai ve la potrà sottrarre. Porsi e non imporsi – ha concluso il Generale Veltri – è stato il nostro credo sulla base del quale la popolazione afghana ha rafforzato la sua fiducia verso di noi e verso le Forze Armate afghane”. La Brigata “Sassari”, con le varie componenti operative dell’Esercito Italiano, della Marina e dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e delle unità delle Forze Armate della coalizione schierate in Teatro, lascia il territorio afghano nella consapevolezza di aver assolto la propria missione avendo dato prova – ancora una volta – di elevata professionalità, tenace impegno umanitario ed esemplare spirito di sacrificio, a cui ha unito il solido e convinto senso di appartenenza che ne ha sempre contraddistinto le gesta.

Generale Berto: se veniamo attaccati sapremo come rispondere
”Siamo militari  e se veniamo attaccati sapremo come rispondere”. Il generale Claudio Berto non nasconde i rischi che i circa 5.000 uomini di cui dispone (oltre tremila sono italiani) dovranno affrontare nei prossimi mesi, nè la volonta’ di rispondere alle minacce. Eppure, Berto non vuole centrare la sua missione unicamente sul contrasto alla guerriglia talebana. Di piani operativi specifici contro gli insorti, anche a seguito dei circa 1.000 rinforzi italiani di cui potrà disporre a partire da giugno, preferisce non parlare.”Questo è un problema che dovremo affrontare di volta in volta – spiega Berto ai cronisti afghani che gli rivolgono la domanda al termine della cerimonia di avvicendamento a Herat tra la Brigata Sassari e la Taurinense – anche perchè siamo venuti qua principalmente per fare un altro lavoro: per portare la pace”. Per fare questo lavoro, la Brigata al comando di Berto, che ha operato in Afghanistan già a partire dal 2002, per la prima volta partecipa ad un’operazione all’estero con tutti i sui reggimenti: il 2° di Cuneo, che verrà dislocato a Bala Murghab, il 3° di Pinerolo che sarà a Shindand, il 9° dell’Aquila a Farah e il 1° Reggimento artiglieria da montagna, sulla cui base si costituirà il Provincial Reconstruction Team di Herat. La preparazione della Taurinense per la nuova missione in Afghanistan, spiega ancora Berto, si è svolta principalmente su ”due filoni addestrativi”. Il primo, per prevenire la minaccia degli Ied (improvised electronic devices), gli ordigni rudimentali con cui gli insorti hanno provocato molti danni e lutti alle forze della coalizione; e poi quello che, con l’avvento della ‘dottrina McChrystal’ è diventato il nuovo leit motiv delle forze Nato e Usa: trattare con la popolazione locale. ”Tutti hanno fatto un addestramento mirato contro gli Ied”, spiega Berto e infatti, ”in teatro è aumentata la componente del Genio”. Per affrontare e neutralizzare la minaccia, il Contingente italiano potrà disporre non solo dei propri mezzi e materiali, ma anche dei ”Buffalo” e dei ”Cougar”, acquisiti dagli americani, gli enormi ‘bestioni’ che riescono a neutralizzare le esplosioni degli ordigni nascosti ai lati delle strade percorse dalle colonne militari. Ma il “cuore” della missione, l’aspetto più importante, è quello dello “Human Terrain”, vale a dire la capacità di trattare e interagire con la popolazione locale, che per Berto occupa ”una parte preponderante”. ”Parafrasando McChrystal -afferma il nuovo comandante del Regional Command West- noi siamo qui per servire la popolazione locale e per onorare gli impegni presi dai nostri Paesi”.

Intanto quattro civili, di cui due bambini, sono stati uccisi dalle forze Nato nell’Afghanistan orientale. Lo hanno riferito all’agenzia cinese “Xinhia” alcuni locali, secondo i quali l’incidente è avvenuto nella serata di ieri. L’incidente, ma non l’uccisione di bambini è stato confermato anche da un comunicato dell’Isaf (le forze internazionali guidate dalla Nato). Nel testo, l’Isaf spiega che “una colonna di mezzi militari  Isaf, di rientro al campo base dopo avere ripulito il ciglio stradale da ordigni improvvisati, è stata avvicinato da un veicolo che procedeva dalla direzione opposta al camion di testa”. Nel testo si spiega che il guidatore del mezzo, di fronte alla segnalazione di avvertimento dei militari, “ha risposto spegnendo i fari e accelerando verso la colonna”. A quel punto, prosegue l’Isaf, i militari  hanno proceduto a spari di avvertimento, ma il veicolo ha continuato ad accelerare. “Alla fine sono stati effettuati spari nel veicolo stesso”. I quattro passeggeri del veicolo colpito sono morti sul posto, secondo la Nato due delle vittime erano noti membri delle milizie ribelli, mentre non si fa alcuna menzione di bambini. A riferire alla “Xinhua” che le altre due vittime erano dei bambini, di 8 e 12 anni è stato il padre, Rahmatullah Khan, che lavora per lo Stato afgano come giudice. “I miei figli – ha dichiarato – sono stati uccisi dalle truppe straniere. Erano innocenti, erano scolari”. Le forze afgane e quelle internazionali hanno avviato una inchiesta congiunta sull’accaduto.

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