Dolore a Pisa: la 46esima Brigata Aerea e l’impegno nelle missioni umanitarie

46brigataRoma, 23 nov  – La prima missione fuori dai confini nazionali fu anche la piu’ tragica. Nel novembre del 1961, infatti, a Kindu, nell’ex Congo Belga, 13 aviatori italiani che facevano parte del contingente Onu, furono barbaramente uccisi mentre prestavano la loro opera per ristabilire l’ordine nel Paese sconvolto dalla guerra civile. I tredici militari italiani formavano gli equipaggi di due C-119, i bimotori da trasporto impiegati all’epoca dalla 46a Aerobrigata di Pisa.

Da allora, pur con quel tragico battesimo, le capacita’ di trasporto dei velivoli della 46ª Brigata Aerea, hanno fatto si’ che il Reparto divenisse uno degli strumenti principali attraverso il quale i vari Governi italiani hanno offerto aiuto alle popolazioni in difficolta’ in tutto il mondo, per diverse ragioni. Da quella data la 46a Brigata Aerea ha volato piu’ di 90mila ore esclusivamente per trasporto di aiuti di qualsiasi genere, dai viveri, alle medicine, alle apparecchiature mediche, ospedali da campo e tutto quanto puo’ essere utile in condizioni estreme di disagio e crisi umanitaria o militare.

C130flareDai soccorsi per i terremoti in Turchia negli anni ’70, alla operazioni in Libano, tra il 1980 e il 1982; dal ponte aereo per la carestia che colpi’ l’Etiopia nel 1984 ai soccorsi in Somalia e ancora in Etiopia, nel 1992-93; dagli aiuti portati nella ex Jugoslavia negli anni ’90, dove un equipaggio della Brigata fu abbattuto nel cielo di Sarajevo il 2 settembre del 1992, fino agli interventi piu’ recenti, come quelli del 2004-2005 per lo Tsunami nel Sud Est asiatico, o quelli negli Stati Uniti per l’uragano Katrina del 2005, fino agli aiuti umanitari in Sudan lo scorso anno. Queste sono solo alcune delle missioni effettuate che, nel Dopoguerra, hanno contribuito a far insignire la Brigata di una Medaglia d’oro al Valore Aeronautico, di una Croce d’argento al Merito dell’esercito e di una Medaglia d’oro al Merito Civile.

A fare da cornice a tutto questo si sono sviluppate, nel corso degli anni, diverse attivita’ di cooperazione con molte organizzazioni umanitarie, Onlus e unita’ di eccellenza nel campo dei soccorsi medici e dei recuperi. Attivita’ che hanno avuto come teatro anche l’Italia, in tutte le occasioni che hanno richiesto l’intervento dei mezzi e degli uomini della Brigata, come nel caso degli interventi antincendio, a partire dal 1980, che sono costati alla Brigata otto caduti.

Grazie alle capacita’ di carico degli aerei da trasporto (C130J e C 27J) in dotazione, la Brigata svolge anche il servizio di trasporto di organi per trapianti e di persone in imminente pericolo di vita che molte volte devono essere caricate a bordo dei velivoli con tutta l’ambulanza in quanto non possono essere staccati dalla apparecchiature medicali. Per questo servizio la 46a Brigata Aerea ha ogni giorno due equipaggi di allarme (12 ore ciascuno) pronti a partire.

A partire dal 2006, gli equipaggi e i velivoli della Brigata hanno raggiunto la capacita’ di trasporto di persone affette da patologie altamente diffusibili. Questa attivita’ e’ svolta in collaborazione con i due maggiori ospedali specializzati in malattie infettive con sede a Roma e Milano. In Europa l’Aeronautica Militare italiana e la Royal Air Force britannica sono le sole due forze aeree in grado di effettuare questo tipo di trasporti. (Adnkronos)

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