Afghanistan: elicottero MI17, italiani addestrano piloti afghani

MI17-ShindandRoma, 4 feb. – Da “target”, da obiettivo da abbattere durante la Guerra Fredda, a strumento fondamentale per l’aviazione afghana, perfettamente idoneo a volare nei cieli e tra le cime del Paese asiatico le cui quote elevate sono il pane quotidiano per l’unico elicottero in grado di atterrare sul campo base dell’Everest. E’ il Mi17, un elicottero militare da trasporto tra i più diffusi al mondo. Concepito negli anni ’70 dall’industria aeronautica russa, è stato prodotto in 12.000 esemplari ed è tuttora fabbricato nell’ex repubblica sovietica del Kazakistan. La neonata aviazione militare afghana si sta dotando di diverse decine di esemplari della versione rinnovata del Mi17, e il ruolo dei militari del contingente italiano in Afghanistan è di primissimo piano: addestrano i piloti e istruttori locali.

All’addestramento dei piloti (e degli istruttori) afghani della macchina bi-turbina con oltre 4000 cavalli di potenza molto solida e spartana provvede pure l’Aeronautica militare italiana, con un team chiamato ASAAT, acronimo che sta per Airbase-Support Air Advisor Team, composto da una trentina di specialisti che operano presso la base di Shindand, a sud di Herat, dove opera una scuola di volo dell’aviazione afghana e dove sono schierati gli Alpini del 3° reggimento della “Taurinense”. E sul blog della brigata su La Stampa un articolo del portavoce del contingente italiano, maggiore Mario Renna, racconta che prima di insegnare agli allievi afghani, i piloti italiani hanno dovuto apprendere loro stessi le tecniche e i segreti del Mi17. Per qualificarsi sul vecchio target, il percorso prevede due mesi negli Stati Uniti presso una scuola di volo privata e un corso di cultura afghana che si tiene a Firenze, all’Istituto Superiore di Scienze Aeronautiche.

L’articolo spiega che per gli equipaggi dell’Aeronautica militare italiana le prime esperienze di volo sul Mi17 sono quanto meno singolari. Infatti la strumentazione russa (naturalmente in caratteri cirillici) indica le quote in metri e la velocità in km/h (anzichè in piedi e nodi), il seggiolino è rigido e di legno, e in cuffia c’è una voce femminile che annuncia (in russo) eventuali anomalie. Ma basta poco tempo per prendere confidenza con un velivolo che ha prestazioni di tutto rispetto, tanto da risultare indispensabile – per l’aviazione afghana – quando si tratta di rifornire le basi operative remote, come quelle di Bakwa e Gulistan, recentemente passate dal controllo italiano a quello delle forze armate di Kabul. L’articolo sul blog riferisce che gli allievi piloti afghani sono per lo più giovani, parlano bene l’inglese – la lingua franca degli aviatori – e hanno entusiasmo. Ma ci sono anche dei veterani brevettati negli anni ’80 proprio sul Mi17, i quali si sono arruolati di nuovo, dopo la parentesi talebana. Alcuni hanno nel frattempo sbarcato il lunario facendo mille lavori. Tutti verranno promossi al termine di un training-on-the-job molto intenso che presenta una particolarità non di poco conto: i voli di addestramento avvengono direttamente in ambiente operativo reale, dove le insidie al suolo certo non mancano. La didattica degli istruttori dell’Aeronautica è molto attenta alla cultura locale e si basa su un affiatamento con gli allievi che viene costruito giorno dopo giorno con una frequentazione assidua. Sono già decine gli equipaggi afghani brevettati alla scuola di Shindand e che hanno all’attivo numerose operazioni condotte nella regione occidentale del Paese, anche insieme agli elicotteristi della Nato, per i quali il Mi17 non è piu’ un “target” ma un segno concreto del processo di evoluzione in atto in Afghanistan. (AGI)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.