Aeronautica: gli F35 sono indispensabili, tra due anni il primo

F35Cameri (Novara), 23 gen – Il caccia F35 è ”indispensabile” per la Difesa italiana; ”Non esistono alternative adeguate” ed esso rappresenterà ”la spina dorsale della forza aerea nazionale dei prossimi 40 anni”. Quanto ai problemi tecnici segnalati recentemente, come la vulnerabilità ai temporali, ”sono normali in questa fase di sviluppo e verranno via via corretti”. Finito nel mirino della campagna elettorale per i suoi alti costi (15 miliardi di euro per 90 velivoli), il programma Joint Strike Fighter viene difeso a spada tratta dall’Aeronautica militare che apre alla stampa il polo di Cameri, dove verranno assemblati gli F35. Presenti anche rappresentanti delle 60 aziende italiane coinvolte nel programma, capofila Alenia Aermacchi, che lanciano l’allarme dopo le ipotesi di tagli lanciate ieri anche dal candidato premier del centrosinistra, Pier Luigi Bersani: ”Ridimensionare il programma sarebbe un disastro. L’Italia non può restare fuori da questa partita”.

Lo stabilimento di Cameri ha già cominciato ad assemblare le ali degli F35. A luglio prossimo partirà l’assemblaggio del primo velivolo completo: la consegna è prevista per la primavera del 2015.

Generale Mini: F-35 inutile tributo alla lobby delle armi

generale-miniDi opposto avviso il generale Fabio Mini, che su Repubblica si scaglia contro il progetto che servirebbe “a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari”.

“Non capisco tutta la buriana sugli F- 35 – scrive Mini -, anche se sono sicuro che questo è il momento migliore per buttare tutto in politica. Ma quest’ultima polemica sulla questione dei fulmini è chiaramente strumentale. Non si può pretendere che un aereo invisibile sia anche invulnerabile o che una macchina volante che trasporta tonnellate di esplosivo non corra il rischio di esplodere in un temporale estivo. Ormai tutti sanno che l’F-35 è inferiore ai suoi concorrenti russi (e forse perfino ai cinesi) nel duello aereo, che non assicura la superiorità nemmeno per i prossimi cinque anni, non fa niente di più di un vecchio aereo nelle operazioni militari in corso, sarà già vecchio per quelle del prevedibile futuro e costa una barca di quattrini”.

“Embè? Nessuno ha considerato queste quisquilie quando abbiamo cominciato a impegnare soldi che non avevamo per questo e altri programmi onirici. Eppure i segnali che potesse finire così c’erano già. Il fatto è che tutti i programmi concepiti dopo il crollo del muro dovevano solo servire a mantenere una pletora di lobbisti industriali e forze armate ridondanti a prescindere dalla loro funzione. La loro utilità stava soltanto nell’assicurare i programmi e gli impegni di spesa. Che l’F.35 dovesse servire a far volare meglio, in sicurezza e in assoluto dominio dell’aria, era solo l’illusione dei giovani piloti giustamente interessati alla qualità del giocattolo”.

“Questi aerei – continua Mini – non servono alle esigenze operative, semmai le creano, e che poi servano veramente è solo un caso o una conseguenza. Abbiamo già avuto un precedente di questo genere con la Lockheed e i C.130. La commessa serviva a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari. Se non avessimo avuto i C.130, saremmo stati a piedi in tutte le missioni internazionali mendicando e facendo l’autostop. Con l’F-35 sta succedendo la stessa cosa, solo che questa volta la riuscita è in dubbio prima ancora dell’uscita. Ma lui, il caccia, il suo mestiere l’ha già fatto. A meraviglia. Prima ancora di farsi vedere. Dal 1996 a oggi, lobbisti e vertici politici e militari in Italia e nella Nato si sono perfettamente integrati giurando fedeltà all’F-35. Dotarsi dell’F- 35B, la versione a decollo corto, ha giustificato l’allestimento della portaerei Cavour e viceversa. Se ora la versione B non viene costruita, saremo gli unici al mondo ad avere due portaerei senza aerei. Comprare gli F-35 ha permesso alla Nato e ai nostri strateghi di creare “falsi futuri” e inventarsi le minacce. Inoltre, spendere tanto denaro in tempo di crisi per gli aerei ha fornito la certezza che la crisi non esiste, oppure che i nostri governanti se ne fregano. In ogni caso sono certezze che di questi tempi valgono un patrimonio. E cosa si vuole di più da un onesto aereo? Di questo passo qualcuno pretenderà che voli”.

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