Aeronautica: aggredito da un collega militare si ammala. Il TAR condanna l’Amministrazione

Cimon-della-PalaRoma, 3 giu – Il teleposto meteo dell’Aeronautica militare di passo Rolle é un nido d’aquile affacciato sulle Dolomiti. Al cospetto del Cimon della Pala, in territorio comunale di Siror, ci si immagina un luogo di serena tranquillità. E invece proprio in questo remoto teleposto un meteorologo aggredì e picchiò nel 2009 un malcapitato collega. Proprio questa vicenda, che ha portato poi l’aggressore di fronte al Tribunale militare di Verona (ne è seguita una condanna in prima grado), è ora al centro di un curioso contenzioso amministrativo avviato dal militare aggredito, un maresciallo con specializzazione in meteorologia, che ha fatto ricorso al Ministero della Difesa per ottenere il riconoscimento della causa di servizio: in seguito all’aggressione il militare lamenta infatti un perdurante e grave stato di prostrazione psicologica caratterizzato da stati d’ansia e attacchi di panico.
Il Ministero però non si è mostrato molto solerte nel trattare la questione: nonostante il militare abbia prodotto tutta la documentazione sanitaria richiesta, tra l’altro con allegato un parere autorevole come quello della Clinica del lavoro di Milano, dal Ministero è arrivato solo un granitico silenzio. E così il maresciallo, attraverso un avvocato specializzato in diritto amministrativo e penale militare, ha fatto ricorso al Tar di Trento per “snidare” il Ministero.

La prima battaglia è stata vinta visto che i giudici amministrativi hanno ordinato al Centro nazionale di meteorologia e climatologia militare di provvedere all’istanza del ricorrente definendo il suo procedimento entro 90 giorni. L’Amministrazione deve anche pagare 3.000 euro di spese legali.
Perchè il meteorologo venne violentemente aggredito dal collega durante il cambio di servizio non è oggetto del procedimento di accertamento della causa di servizio. Di certo, però, contrariamente a quanto si può pensare, il lavoro di chi opera in questi teleposti è usurante: «I turni sono duri – sottolinea l’avvocato che difende il maresciallo – 24 ore di servizio continuativo in completa solitudine che in alcuni casi arrivano anche a 48 ore. Di fatto non si dorme mai perchè ogni mezz’ora ci sono delle incombenze importanti come la raccolta e la trasmissione dei dati raccolti. Al profano può apparire un lavoro romantico in montagna, ma alla lunga è una professione altamente usurante».

Chissà se all’origine della scazzottata tra colleghi c’era proprio l’alienazione dovuta alla solitudine. Di certo oggi il sottufficiale, che è ancora in servizio a Passo Rolle, sostiene di riportare delle conseguenze permanenti per quel trauma. E l’aggressione non é stata l’unica disavventura accaduta durante il servizio in quota: c’e infatti pendente un altro procedimento per il riconoscimento di lesioni da causa di servizio per una brutta frattura subita dal militare all’esterno della stazione dove si era accumulata molta neve. Anche in questo caso il Ministero non ha risposta costringendo il maresciallo a fare ricorso al Tar.

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